9. La grande trasformazione
9.4. La fine del bipolarismo

La caduta del muro di Berlino

muro di Berlino

I berlinesi hanno danzato sul Muro tre volte dall'inizio della rivoluzione di settembre: la notte tra il 9 e il 10 novembre, quando il Muro è stato forzato per la prima volta; il 22 dicembre, alla cerimonia d'apertura della Porta di Brandeburgo, e il 31 dicembre, quando tutta Berlino ha festeggiato la fine della divisione coatta. Prima di settembre, arrampicarsi sul Muro significava fare da bersaglio ai cecchini appostati sulle torrette di controllo nella terra di nessuno. Dopo di allora, ad eccezione di quelle tre date, la polizia di frontiera tedesco-orientale ha sempre tenuto tutti alla larga dal Muro, soprattutto in prossimità della Porta di Brandeburgo, il centro simbolico della città divisa, dove il Muro è spesso quasi tre metri e costituisce quindi una perfetta pedana da ballo.

È stata piazzata una guardia in cima al Muro accanto alla Porta, e il messaggio è estremamente esplicito: vietato salire. È possibile ritagliarsi un souvenir dalla base del Muro, ma la vetta è tabù, un'area proibita, ceduta al popolo solo in occasione di momenti straordinari di celebrazione collettiva.

In cosa consiste esattamente il "ballo" sul Muro, come lo chiamano i berlinesi? Non c'è musica, ne vi sono passi particolari da eseguire, sebbene la gente si dimeni e ondeggi com'è solita fare in occasione dei concerti rock. Si tratta essenzialmente di un bagno di folla particolarmente intenso, di un modo tutto particolare di immergersi in una marea umana. È una sensazione affascinante, ma che incute anche paura. Chi è già in cima ti aiuta a salire, e tu aiuti a tua volta coloro che ti stanno dietro, un compito niente affatto agevole, poiché il Muro è alto tre metri e mezzo, e non c'è niente cui potersi aggrappare. Una volta su, ci si stringe tutti gli uni agli altri, poiché non hai nulla cui appoggiarti se non chi ti sta vicino, e alla fine ti ritrovi talmente incastrato da non poter muovere neanche un passo. Più che camminare si scivola lentamente tra la folla, un centimetro per volta, come un boccone che attraversi lentamente un gigantesco intestino. Ci si muove per moto riflesso, ovunque ti spinga l'enorme serpente umano. La folla ti pigia, ti spreme, ti assorbe, ti digerisce.

[...] La folla ha dimostrato un enorme entusiasmo per l'apertura del Muro e, in alcuni casi, per la riunificazione delle due Germanie. Ma il tono delle manifestazioni riprendeva quello dei movimenti studenteschi e della cultura popolare del recente passato, non certo quello di una qualsiasi forma di ancestrale nazionalismo teutonico. Ne è riprova il fatto che l'evento chiave che ha segnato l'inizio delle manifestazioni a Berlino Est è avvenuto durante un concerto di Michael Jackson il 19 giugno 1989. Mentre Jackson riempiva l'aria della sua musica vicino al palazzo del Reichstag, sul lato occidentale del Muro, un gruppo di giovani si riunì per ascoltarlo sul suo versante orientale, dove la musica di quel genere era proibita. La polizia tentò di disperderli, ma la folla oppose resistenza, invocando il diritto di ascoltare la musica della propria generazione che avevano conosciuto e imparato ad amare seguendo la radio e la televisione occidentali.

Una esibizione rock da una parte del Muro, una protesta civile dall'altro. Entrambe le manifestazioni sono alla fine confluite nella grande celebrazione del ballo sul Muro della notte di Capodanno del 1990. È probabile che diverse varietà di nazionalismo di matrice ottocentesca siano attive in Unione Sovietica, Romania e Polonia, ma i Tedeschi sono di fronte a qualcosa di più inedito e più difficile da classificare, qualcosa che non ha carattere né "apollineo" né "dionisiaco", quanto piuttosto mass-mediale: una folla che si tuffa nel folk-rock.