Nell'aprile del 1955 si tiene a Bandung (Indonesia) una grande conferenza internazionale cui partecipano i rappresentanti di circa trenta Paesi afroasiatici. Promotori dell'iniziativa sono i governi di birmania, Ceylon, India, Indonesia, Pakistan; sono invitati i rappresentanti di Afghanistan, Cambogia, Cina, Egitto, Etiopia, Costa d'Oro, Iran, Iraq, Giappone, Giordania, Laos, Libano, Liberia, Nepal, Filippine, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Thailandia, Turchia, Repubblica democratica del Vietnam (settentrionale), Stato del Vietnam (meridionale), Yemen. Non sono invece invitati i rappresentanti di Israele, Mongolia, Sudafrica, Corea del Nord e Formosa, in considerazione delle reazioni che la loro presenza avrebbero potuto produrre tra gli altri Stati partecipanti.
La conferenza afroasiatica è convinta che uno dei mezzi più potenti per promuovere la comprensione tra le nazioni sia lo sviluppo della cooperazione culturale. L'Asia e l'Africa sono state la culla di grandi religioni e civiltà che hanno arricchito altre culture e civiltà arricchendosi esse stesse in tale evoluzione. Le culture asiatica e africana si basano su fondamenti spirituali e universali. Purtroppo, i contatti culturali tra i Paesi asiatici e quelli africani sono stati interrotti durante i secoli passati. I popoli dell'Asia e dell'Africa sono ora animati da un profondo e sincero desiderio di rinnovare i loro antichi contatti culturali e di sviluppare nuovi contatti nell'ambito del mondo moderno. Tutti i governi partecipanti alla conferenza hanno ripetuto la loro intenzione di lavorare per una cooperazione culturale più stretta.
La conferenza afroasiatica ha preso nota del fatto che il sussistere del colonialismo in molte parti dell'Asia e dell'Africa, in qualunque forma avvenga, non solo impedisce la cooperazione culturale ma sopprime anche le culture nazionali dei popoli. Alcune potenze coloniali hanno rifiutato ai loro popoli dipendenti diritti fondamentali nel campo dell'istruzione e della cultura, il che impedisce lo sviluppo della loro personalità nel caso della Tunisia, dell'Algeria e del Marocco, dove è stato soppresso il diritto fondamentale dei popoli di studiare la propria lingua e la propria cultura.
Analoga discriminazione è stata praticata contro popolazioni africane e di colore in alcune parti del continente africano. La conferenza è dell'opinione che una simile politica rappresenta la negazione di diritti fondamentali dell'uomo, impedisce il progresso culturale in dette regioni e impedisce anche la cooperazione culturale sul più vasto piano internazionale. La conferenza ha condannato tale negazione dei diritti fondamentali nel campo dell'istruzione e della cultura in alcune parti dell'Asia e dell'Africa praticata con questa e altre forme di oppressione culturale. In particolare la conferenza ha condannato il razzismo, quale mezzo di oppressione culturale.
Non è per un senso di esclusività e di rivalità con altri gruppi di nazioni e con altre civiltà e culture che la conferenza ha preso in esame lo sviluppo della cooperazione culturale tra i Paesi asiatici e africani. Fedele a una secolare tradizione di tolleranza e di universalità la conferenza ha creduto che la cooperazione culturale afroasiatica si debba sviluppare nel quadro più vasto della cooperazione mondiale. Fianco a fianco allo sviluppo della cooperazione culturale afroasiatica, i Paesi dell'Asia e dell'Africa desiderano incrementare contatti culturali con altri Paesi. Ciò arricchirà la loro cultura e contribuirà pure a promuovere la pace e la comprensione mondiali. [...]
La conferenza afroasiatica, dopo aver discusso i problemi dei popoli dipendenti e del colonialismo e i mali che ne derivano, si è trovata d'accordo:
Tutte le nazioni dovrebbero avere il diritto di scegliere liberamente i loro sistemi politici ed economici e il loro modo di vita in conformità agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite.
Libere da questo sospetto e da paura e animate da fiducia e buona volontà l'una verso l'altra, le nazioni dovrebbero praticare la tolleranza e vivere insieme in pace e da buoni vicini e sviluppare una cooperazione amichevole sulla base dei principi seguenti:
Promozione dell'interesse e della cooperazione reciproca.
Rispetto per la giustizia e per gli obblighi internazionali. La conferenza afroasiatica dichiara la sua convinzione che una cooperazione amichevole in conformità a questi principi contribuirebbe efficacemente al mantenimento e allo sviluppo della pace e della sicurezza internazionali mentre la cooperazione nel campo economico, sociale e culturale contribuirebbe a creare una comune prosperità e il benessere di tutti. La conferenza afroasiatica ha espresso l'augurio che i Paesi invitanti prendano in esame l'opportunità di una nuova riunione di questa conferenza in consultazione con altri Paesi interessati.