8. La decolonizzazione
8.1. Le origini della decolonizzazione

Il nuovo ordine in Asia

Nel radio-messaggio che qui si riporta, rivolto nel 1938 ai connazionali dal prncipe Konoye, che fu capo del governo giapponese nel periodo 1937-1939 e ancora nel 1940-1941, si prospetta la creazione di un movimento panasiatico capace di sbarrare il passo al comunismo e di realizzare una "Grande Asia", sotto la guida del Giappone, comprendente, oltre all'impero del Sol Levante, la Cina e il Manciukuò, lo Stato fantoccio creato in Manciuria dagli stessi Giapponesi nel 1932. Un programma dichiaratamente imperialistico, che corrispondeva a quello vagheggiato in quegli stessi anni da Hitler in Europa, per cui non fu difficile stringere un patto tra Berlino e Tokio ( patto antikommtern, novembre 1936), cui l'Italia fascista dette la sua adesione nel 1937. Il principe Konoye chiedeva concretamente per i Giapponesi il riconoscimento della piena libertà di residenza e di commercio nella costituenda "Grande Asia", oltre alle più ampie facilitazioni "per lo sviluppo delle risorse naturali della Cina", secondo le esigente delle industrie nipponiche.

Il governo giapponese è deciso a continuare le operazioni militari fino alla completa distruzione del regime antigiapponese del Kuomintang e a procedere nello stesso tempo alla costituzione di un nuovo ordine nell'Asia orientale insieme a quei cinesi lungimiranti che condividono i nostri ideali e le nostre aspirazioni. Uno spirito di rinascita si diffonde ora in tutte le parti della Cina e l'entusiasmo per la ricostruzione aumenta sempre più. Il Governo giapponese desidera rendere nota pubblicamente la sua politica basilare per il regolamento delle relazioni fra la Cina e il Giappone affinché le sue intenzioni vengano comprese esattamente all'interno e all'esterno. Giappone, Cina e Manciukuò saranno uniti dallo stesso fine comune di creare un nuovo ordine nell'Asia orientale e di stabilire delle relazioni amichevoli di buon vicinato, una difesa comune contro il comunismo e la cooperazione economica. A tale scopo è necessario in primo luogo che la Cina si emancipi da tutte le idee e i pregiudizi del passato, dalla follia antinipponica e dal suo rancore a proposito del Manciukuò. In altri termini, il Giappone desidera sinceramente che la Cina entri di sua propria volontà in rapporti diplomatici normali con il Manciukuò. L'esistenza dell'influenza del Comintern nell'Asia orientale non può essere tollerata. Il Giappone quindi ritiene condizione essenziale per il regolamento delle relazioni cino-giapponesi che venga concluso un accordo anti-comunista fra i due paesi, consono allo spirito dell'accordo anticomunista fra il Giappone, la Germania e l'Italia. Onde assicurare la piena realizzazione di questo scopo, il Giappone chiede, in vista delle attuali circostanze prevalenti in Cina, che truppe giapponesi siano stazionate, come misura anti-comunista, in determinati punti per la durata dell'accordo, e che la regione della Mongolia interna sia designata zona speciale anti-comunista. Circa le relazioni economiche fra i due paesi, il Giappone non ha intenzione di esercitare in Cina un monopolio economico, né intende chiedere alla Cina di limitare gli interessi di quelle potenze che comprendono il significato della nuova Asia orientale e che sono disposte ad agire in conformità. Il Giappone cerca soltanto di rendere effettiva la cooperazione e la collaborazione fra i due paesi. Vale a dire: il Giappone chiede che la Cina, in conformità al principio di uguaglianza fra i due paesi, riconosca la libertà di residenza e di commercio ai sudditi giapponesi nell'interno della Cina allo scopo di promuovere gli interessi dei due popoli, e che, alla luce delle relazioni storiche ed economiche tra le due nazioni, la Cina accordi al Giappone delle facilitazioni per lo sviluppo delle risorse naturali della Cina, specialmente nelle regioni della Cina settentrionale e della Mongolia interna. Quanto sopra indica le linee generali delle richieste giapponesi. Se il vero scopo del Giappone nel condurre l'attuale vasta campagna militare sarà compreso, risulterà chiaro che esso non cerca né territori né indennità per le spese delle operazioni militari. Il Giappone chiede soltanto un minimo di garanzia per l'esecuzione della sua funzione quale partecipante al regolamento di un nuovo ordine. Il Giappone non solo rispetta la sovranità della Cina, ma è disposto ad esaminare seriamente le questioni dell'abolizione dell'extra-territorialità e dell'abolizione delle concessioni e dei settlements stranieri, questioni che sono necessarie per la piena indipendenza della Cina.