8. La decolonizzazione
8.1. Le origini della decolonizzazione

La lotta anticoloniale è anch'essa una forma della lotta di classe internazionale

Il problema coloniale nelle sue caratteristiche strutturali fu affrontato nel secondo congresso dell'Internazionale comunista o Komintern del 1920. Lenin vi espresse le tesi che la lotta anticoloniale altro non fosse che una forma della lotta di classe internazionale. Come il proletariato degli Stati industrializzati lottava per la propria emancipazione sociale, così i popoli coloniali erano impegnati a rivendicare la propria indipendenza politica; i loro sforzi dovevano necessariamente confluire in un unico sforzo, divenire un'unica lotta.

1. L'impostazione astratta e formale del problema dell'uguaglianza - ivi compresa l'uguaglianza delle nazionalità - è tipica della democrazia borghese. Sotto il principio dell'uguaglianza delle "persone umane" in generale la democrazia borghese proclama l'uguaglianza formale e giuridica dei proprietari e dei proletari, degli sfruttati e degli sfruttatori, inducendo così le classi sfruttate in un grave errore [...]. Il vero significato della richiesta dell'uguaglianza può consistere soltanto nella richiesta dell'abolizione delle classi.

2. Quale espressione cosciente della lotta di classe per il rovesciamento del giogo della borghesia, il partito comunista [...] non deve proporre principi astratti e formali sul problema nazionale, ma deve intraprendere in primo luogo un'analisi della situazione data dal punto di vista storico e soprattutto economico; in secondo luogo deve distinguere in maniera specifica gli interessi delle classi oppresse, dei lavoratori e degli sfruttati dal concetto generale dei cosiddetti "interessi nazionali", che in effetti sono solo gli interessi della classe padronale; in terzo luogo deve distinguere con altrettanta precisione le nazioni oppresse, dipendenti, prive di uguaglianza di diritti dalle nazioni che opprimono e sfruttano e godono della pienezza dei diritti, al fine di combattere le menzogne democratico-borghesi che nascondono la schiavitù coloniale e finanziaria della grande maggioranza dell'umanità ad opera della piccola minoranza [degli abitanti] dei paesi capitalistici più avanzati e ricchi, tipica dell'epoca del capitale finanziario e deÌl'imperialismo. [...]

4. Da questi principi deriva che tutta la strategia dell'Internazionale comunista sul problema nazionale e coloniale deve essere fondata in primo luogo sulla necessità di unire il proletariato e le classi lavoratrici di tutte le nazioni ed i paesi nella comune lotta rivoluzionaria per il rovesciamento dei proprietari terrieri e della borghesia. Soltanto tale azione unitaria infatti assicurerà la vittoria sul capitalismo, senza la quale è impossibile abolire l'oppressione nazionale e l'inuguaglianza dei diritti. [...]

6. Nel momento attuale non dobbiamo limitarci al semplice riconoscimento od alla dichiarazione della necessità di unire più strettamente i lavoratori dei vari paesi: la nostra linea deve mirare a determinare la stretta alleanza di tutti i movimenti di liberazione nazionale e coloniale con la Russia sovietica: le forme di tale alleanza saranno determinate dallo stadio di sviluppo raggiunto dal movimento comunista all'interno del proletariato di ogni paese o dal movimento di liberazione rivoluzionario nei paesi sottosviluppati o presso le nazionalità arretrate. [...]

11. Per quanto riguarda gli stati e le nazioni più arretrati, eminentemente patriarcali o feudali o patriarcal-feudali, è necessario tener presenti in primo luogo le seguenti considerazioni:

  1. Tutti i partiti comunisti devono sostenere l'azione dei movimenti di liberazione nazionale in questi paesi. La forma che questo sostegno deve assumere sarà discussa con il partito comunista del paese interessato, se esso esiste. Questo obbligo si riferisce in particolare all'attivo sostegno da parte dei lavoratori del paese dal quale la nazione arretrata dipende sia quale possesso coloniale sia dal punto di vista finanziario.
  2. È essenziale combattere contro le influenze reazionarie o medioevali del clero delle missioni cristiane o di elementi siffatti.
  3. È necessario combattere contro i movimenti panislamici o panasiatici o affini che tentano di combinare la lotta contro l'imperialismo europeo o americano con il rafforzamento dell'imperialismo turco o giapponese o del potere dell'aristocrazia, dei latifondisti e dei preti.
  4. È particolarmente importante sostenere nei paesi arretrati il movimento contadino contro i proprietari terrieri e contro tutte le forme e sopravvivenze del feudalesimo. Soprattutto si deve fare ogni sforzo per dare al movimento contadino il carattere più rivoluzionario possibile, organizzando, ogniqualvolta ciò sia fattibile, i contadini e tutti gli sfruttati in soviet in modo da stabilire un legame quanto più stretto possibile tra il proletariato comunista nell'Europa occidentale ed il movimento rivoluzionario contadino in Oriente, nei paesi coloniali ed in quelli arretrati.
  5. [...]
  6. È assolutamente indispensabile smascherare e spiegare alle più vaste masse di ogni paese ed in particolare dei paesi coloniali l'inganno praticato dalle potenze imperialistiche con l'aiuto delle classi privilegiate dei paesi oppressi con la creazione di stati apparentemente indipendenti dal punto di vista politico che invece sono in realtà totalmente dipendenti economicamente, finanziariamente e militarmente. Un esempio sfacciato dell'inganno praticato ai danni delle classi lavoratrici delle nazioni oppresse dall'imperialismo [...] è rappresentato dall'avventura sionista in Palestina (e più in generale dal sionismo) che, con il pretesto di creare uno stato ebraico in Palestina, in realtà consegna i lavoratori arabi della Palestina (dove i lavoratori ebraici costituiscono solo una minoranza) allo sfruttamento dell'Inghilterra. Nella situazione internazionale attuale non c'è speranza di salvezza per le nazioni dipendenti e deboli al di fuori dell'alleanza con le Repubbliche sovietiche.

12. La secolare schiavizzazione dei popoli coloniali e deboli da parte delle grandi potenze imperialistiche ha lasciato tra le masse lavoratrici dei paesi schiavi un retaggio non solo di risentimento, ma anche di diffidenza verso le nazioni oppressive, nel complesso, e quindi anche verso il proletariato di questi paesi. Il vile tradimento del socialismo - commesso dai dirigenti ufficiali del proletariato durante il periodo 1914-1918, quando i dirigenti socialpatrioti nascosero dietro il principio della "difesa della patria" la difesa del "diritto" della "loro" borghesia a schiavizzare le colonie ed a saccheggiare i paesi economicamente dipendenti - non poteva non rafforzare quella diffidenza. Poiché quella sfiducia e quel pregiudizio nazionale possono essere sradicati soltanto con la distruzione dell'imperialismo nei paesi avanzati e con la radicale trasformazione di tutti i fondamenti della vita economica nei paesi arretrati, il superamento di questi pregiudizi potrà essere solo molto lento. Da ciò consegue che è dovere del proletariato comunista dotato di coscienza di classe di tutti i paesi di essere particolarmente cauto ed attento di fronte ai sentimenti nazionali - in sé anacronistici - nei paesi e nei popoli che sono stati a lungo schiavi. E anche suo dovere fare concessioni perché quella sfiducia e quei pregiudizi siano rimossi più prontamente. Se il proletariato e le masse lavoratrici di tutti i paesi e delle nazioni del mondo intero non combatteranno per allearsi ed unirsi, la vittoria sul capitalismo non potrà essere condotta a buon fine.