8. La decolonizzazione
8.1. Le origini della decolonizzazione

L'indipendenza del Congo (da un discorso di P. Lumumba, 30 giugno 1960)

Nel corso del 1960, come molti altri Paesi africani, anche il Congo si vede riconosciuta l'indipendenza. Lasciato in balia di se stesso dal governo belga che concede l'indipendenza senza avviare alcun processo di democratizzazione del Paese, il Congo è teatro di una sanguinosa guerra civile che oppone le forze del nuovo governo a quelle dei secessionisti del Katanga (una ricca regione mineraria) sostenuti economicamente e militarmente dalle compagnie commerciali belghe, che non intendono rinunciare allo sfruttamento della ricca colonia.
Il leader del Movimento indipendentista, Patrice Lumumba (1925-1961), divenuto capo del governo congolese, si trova così a dover fronteggiare una difficile situazione interna: da un lato il suo prioritario compito è costruire il nuovo Stato, dandogli leggi e istituzioni democratiche, eliminando discriminazioni e rivalità tribali, dall'altro egli deve far fronte alle forze secessioniste che si sono armate contro il nuovo governo.
La guerra civile si prolungherà per tre anni. A porvi fine non sarà Lumumba, assassinato nel 1961 dai ribelli katanghesi, ma il generale Sese Seko Mobutu (1930-1997) che nel 1965, dopo un fallito intervento militare delle Nazioni Unite, prende il potere instaurando un governo autoritario e dispotico.

Sire eccellenze, signore, signori, congolesi combattenti dell'indipendenza oggi vittoriosi, io vi saluto a nome del governo congolese.

A voi tutti amici miei, che avete lottato senza tregua al nostro fianco, chiedo di fare di questo 30 giugno una data illustre che voi conserverete per sempre incisa nel vostro cuore, una data di cui insegnerete con soddisfazione il risultato ai vostri figli perché essi, a loro volta, facciano conoscere ai loro figli e ai loro nipoti la storia gloriosa della nostra lotta per la libertà. Sebbene questa indipendenza del Congo venga proclamata oggi in accordo con il Belgio, Paese amico con il quale trattiamo da pari a pari, tuttavia nessun congolese degno di questo nome potrà mai dimenticare che essa è stata conquistata mediante la lotta, una lotta quotidiana, una lotta ardente e idealista, una lotta nella quale non abbiamo risparmiato né le nostre forze, né le nostre privazioni, né le nostre sofferenze, né il nostro sangue. Fu una lotta di lacrime, di fuoco e di sangue, ne siamo fieri nel più profondo del nostro cuore perché fu una lotta nobile e giusta, una lotta indispensabile per porre fine all'umiliante schiavitù che ci era imposta con la forza.

Le nostre ferite sono ancora troppo recenti e troppo dolorose perché possiamo cancellarle dalla nostra memoria, perché possiamo dimenticare quale fu il nostro destino in ottanta anni di regime coloniale. Abbiamo conosciuto il lavoro spossante richiesto in cambio di salari che non ci permettevano né di soddisfare la nostra fame, né di vestirci, né di avere alloggi decorosi, né di allevare degnamente i nostri figli. Abbiamo conosciuto le ironie, gli insulti, i colpi che dovevamo subire mattina, mezzogiorno e sera, perché eravamo dei negri. Chi dimenticherà che a un negro si dava del "tu", non certo come a un amico, ma perché il "lei" rispettoso era riservato soltanto ai bianchi? Siamo stati spogliati delle nostre terre in nome di documenti falsamente legali, che non facevano altro che riconoscere il diritto del più forte, abbiamo visto che la legge non era mai la stessa, a seconda che si trattasse di un bianco o di un nero, accomodante per gli uni, crudele e disumana per gli altri. Abbiamo conosciuto le sofferenze atroci dei reietti a causa delle opinioni politiche o delle credenze religiose: esiliati nella loro stessa patria, il loro destino era veramente peggiore della stessa morte. Abbiamo visto nelle città magnifiche case per i bianchi e capanne in rovina per i negri: un negro non era ammesso né nei cinema, né nei ristoranti e neppure nei cosiddetti negozi europei, un negro viaggiava nella stiva dei vaporetti, mentre il bianco stava nella sua cabina di lusso.

Infine chi dimenticherà le sparatorie durante le quali morirono tanti nostri fratelli, o le prigioni dove furono brutalmente gettati coloro che non volevano sottomettersi a un regime di ingiustizia, di oppressione e di sfruttamento? Per tutto ciò, fratelli, abbiamo profondamente sofferto. Ma tutto ciò, noi che il voto dei nostri rappresentanti eletti ha scelto per dirigere il nostro caro Paese, noi che abbiamo sofferto nel corpo e nell'anima a causa dell'oppressione coloniale, noi ve lo diciamo: tutto ciò è ormai finito. La Repubblica del Congo è stata proclamata e il nostro caro Paese è ora nelle mani dei suoi propri figli. Insieme, fratelli, inizieremo una nuova lotta, una lotta sublime che condurrà il nostro Paese alla pace, alla prosperità e alla grandezza. Insieme stabiliremo la giustizia sociale e faremo sì che ciascuno riceva la giusta remunerazione per il suo lavoro. Mostreremo al mondo ciò che può fare l'uomo di colore quando lavora nella libertà e faremo del Congo il centro che irradia la luce su tutta l'Africa.

Cureremo che le terre della nostra Patria rechino reali vantaggi ai suoi figli. Riesamineremo tutte le vecchie leggi e ne elaboreremo di nuove, che saranno giuste e nobili. Porremo fine all'oppressione della libertà di pensiero e faremo sì che tutti i cittadini godano pienamente delle libertà fondamentali previste nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Elimineremo definitivamente ogni discriminazione, qualunque essa sia, e daremo a ciascuno il giusto posto che compete alla sua dignità, al suo lavoro e alla sua devozione al Paese. Faremo regnare non la pace dei fucili e delle baionette, ma la pace dei cuori e della buona volontà. E per tutto ciò, cari compatrioti, siate sicuri che potremo contare non soltanto sulle nostre grandi forze e sulle nostre immense ricchezze, ma anche sull'assistenza di numerosi Paesi stranieri di cui accetteremo la collaborazione ogni qualvolta sarà leale e non cercherà di imporci una determinata politica.

In questo campo, lo stesso Belgio che, prendendo finalmente coscienza del senso della storia, non ha cercato di opporsi alla nostra indipendenza, è pronto ad accordarci il suo aiuto e la sua amicizia; è stato appunto firmato recentemente un trattato in tale senso tra i nostri due Paesi, eguali e indipendenti. Questa cooperazione, ne sono sicuro, sarà proficua per i due Paesi. Da parte nostra, pur restando vigili, sapremo rispettare gli impegni liberamente assunti. In tal modo, sia all'interno che all'esterno, il nuovo Congo, che il mio governo creerà, sarà un Paese ricco, libero e prospero. Ma per raggiungere senza ritardi questo obiettivo, chiedo a voi tutti legislatori e cittadini congolesi, di aiutarmi con tutte le vostre forze. Vi chiedo di dimenticare le rivalità tribali che ci esauriscono e che rischiano di farci disprezzare all'estero. Chiedo alla minoranza parlamentare di aiutare il mio governo mediante un'opposizione costruttiva e di restare strettamente entro i limiti legali e democratici.

Chiedo a tutti di non indietreggiare dinanzi ad alcun sacrificio per garantire il successo della nostra grande impresa. Vi chiedo infine di rispettare incondizionatamente la vita e i beni dei vostri concittadini e degli stranieri che si sono stabiliti nel vostro Paese. Se il comportamento di questi stranieri lascia a desiderare, la nostra giustizia sarà pronta a espellerli dal territorio della repubblica. Se, al contrario, il loro comportamento è buono, bisogna lasciarli in pace, poiché anch'essi lavorano per la prosperità del nostro Paese.

L'indipendenza del Congo segna un passo decisivo verso la liberazione di tutto il continente africano. Questo, eccellenze, signore, signori, miei fratelli di lotta, miei compatrioti, è quanto ho voluto dirvi in nome del governo in questo magnifico giorno della nostra indipendenza completa e sovrana. Il nostro forte governo nazionale popolare sarà la salvezza del Paese. Invito tutti i cittadini congolesi, uomini, donne e giovani, a porsi decisamente al lavoro al fine di creare un'economia nazionale per costruire la nostra indipendenza economica.

Onore ai combattenti della libertà nazionale.

Viva l'indipendenza e l'unità africana!

Viva il Congo indipendente e sovrano!


La decolonizzazione dell'Africa.