Dalla "Relazione del Consiglio di direzione sulla gestione dell'anno scolastico 1999/2000"
Progetto d'istituto
I molti interventi nell'ambito della prevenzione realizzati dal nostro istituto durante questi ultimi cinque anni, grazie anche alla rete di collaborazioni che si è riusciti a costruire in questo periodo con persone o enti esterni, hanno fatto della nostra scuola un buon esempio di come si possa impostare un efficace piano di intervento per le diverse forme di disagio giovanile.
Sarebbe però un grave errore pensare che la nostra attività si sia ormai ben consolidata e che gli stessi tipi di intervento possano essere comunque riproposti in futuro senza troppe modifiche. Una delle caratteristiche che contraddistinguono l'attività di prevenzione e che impediscono di ridurla ad un'operazione fine a sé stessa è infatti quella di doversi continuamente adattare alle nuove situazioni. I cambiamenti, pur piccoli, nelle manifestazioni del disagio avvengono con una certa rapidità: riuscire a captarli in tempo è estremamente importante e può rivelarsi decisivo ai fini dell'efficacia degli interventi.
Oltre all'attività di informazione e di prevenzione primaria che le compete direttamente, la scuola è pure un contesto nel quale si possono talvolta riconoscere con una certa facilità situazioni a rischio. In questo senso si è potuto intervenire in circostanze di una certa gravità grazie, ad esempio, alla consolidata collaborazione con lo psicologo della nostra sede o alla fruttuosa sinergia che è in atto da qualche anno con l'Ospedale di Mendrisio per i problemi legati all'alimentazione. Una condizione essenziale per permetterci di cogliere i possibili segnali di disagio, oltre evidentemente a possedere una certa sensibilità e disporre della necessaria informazione, è però quella di poter contare su una buona comunicazione tra docenti e allievi e di conseguenza di poter lavorare con classi poco numerose (il numero massimo di allievi in una classe non dovrebbe mai superare la soglia delle 18-20 unità).
Durante la prima parte dell'anno scolastico sono stati organizzati vari momenti d'incontro per le classi di prima, seconda e terza liceo. Si è iniziato verso metà settembre con gli allievi di seconda nell'ambito del corso Polisportivo a Prato Leventina: due mattine con incontri su tematiche scelte precedentemente (durante il mese di giugno 1999) dagli allievi stessi. A fine ottobre è stata la volta delle prime liceo che, a turno, si sono riunite alla Perfetta di Arzo per un'intera giornata: per ragioni organizzative questi allievi hanno partecipato ai diversi incontri distribuiti per classi e la scelta delle tematiche per ognuna di loro è stata definita senza una previa consultazione. Verso metà novembre, è poi toccato alle terze liceo con incontri organizzati pure durante un'intera giornata alla Perfetta di Arzo: i gruppi sono stati formati seguendo le scelte fatte in precedenza dagli allievi e tenendo anche conto della disponibilità dei diversi animatori.
Nel secondo semestre è poi stata la volta dei docenti che, a fine febbraio, si sono riuniti durante un'intera giornata alla Perfetta di Arzo. Gli scopi di questa giornata erano sostanzialmente due: quello di presentare le diverse attività svolte con gli allievi e quello di analizzare le possibili forme di disagio che una scuola come la nostra può produrre.
Durante il mese di aprile è poi stata proposta l'ultima attività nell'ambito della prevenzione: gli allievi di quarta hanno assistito allo spettacolo Fenix del Teatro Pan, suggeritoci dall'associazione Radix. Un teatro concepito come prevenzione alla violenza e agli abusi sessuali, al quale ha fatto seguito una discussione con degli animatori su questo tema.
La scuola è dunque individuata come un importante punto di riferimento strategico per la lotta contro il disagio giovanile, per l'educazione alla salute e per la promozione del benessere. Essa può però svolgere un'autentica funzione preventiva in questo senso solo se combatte, innanzitutto, il disagio scolastico. Per questa ragione il Consiglio di direzione ha intensificato gli sforzi tesi a creare un clima di lavoro più disteso e più tollerante, contrassegnato da una maggior apertura alla pluralità delle idee. La disponibilità ad un dialogo aperto e senza pregiudizi è certamente un presupposto basilare nell'ambito della prevenzione e il nostro ruolo di docenti ci offre un'ottima opportunità in questo senso. Le difficoltà che talvolta emergono nel farsi capire e nel comunicare in modo efficace, che ostacolano pure la trasmissione del sapere, sono quasi sempre originate dalle difficoltà relazionali tra docente e allievi. Una relazione resa più difficile anche dal divario studenti-insegnanti, che in termini di età cresce inevitabilmente; di conseguenza molti giovani ci appaiono incomprensibili e molto diversi da noi o dal ricordo di noi stessi quando avevamo la loro età. Il liceo sta inoltre diventando sempre più una scuola di massa, probabilmente meno selettiva, con lo sbocco naturale alle università: una carriera di studi che serve sempre meno per emergere, ma soltanto per partecipare alle dinamiche di una società che, oltretutto, tende sempre più a premiare un tipo di talenti che nulla hanno a che fare con lo studio e la cultura. Il nostro mestiere di insegnanti, già di per sé arduo e purtroppo da più parti misconosciuto, è senz'altro diventato più difficoltoso e talvolta addirittura frustrante; la nostra motivazione si indebolisce e ogni tanto ci poniamo dubbi e interrogativi sul senso del nostro lavoro. Non possiamo però limitarci unicamente a denunciare questo malessere, ma dobbiamo cercare di modificare questa pericolosa situazione, per lo meno riguardo a ciò che è in nostro potere migliorare. Per riattivare ad esempio la nostra motivazione e, di conseguenza, quella dei nostri studenti è assolutamente prioritario cercare di ricostruire un rapporto maggiormente fondato sulla fiducia e sulla correttezza reciproca. Regolarmente siamo confrontati con situazioni nelle quali mettiamo in gioco questo rapporto spesso già molto fragile: dipende anche da noi se indebolirlo ulteriormente oppure se cercare di rafforzarlo.
Come risulta chiaramente dalle loro osservazioni, anche gli allievi auspicano una maggior sensibilità e un più sereno scambio di opinioni con i docenti: sembra dunque evidente che il lavoro educativo portato avanti durante questi incontri non può rimanere un evento episodico.
Come si è già affermato in passato è utile ribadire che il contributo, a volte fondamentale, che la scuola può fornire nel campo della prevenzione di certe forme di disagio, permetterebbe di mirare direttamente alle cause di questo disagio, evitando il pericolo di vedersi impegnati in sterili o addirittura inutili battaglie.