Presa di posizione in merito al "RAPPORTO SUL LICEO QUADRIENNALE NEL CANTON TICINO" dei prof. Egger, prof. Giordan e prof. Widmer
Il Collegio docenti del Liceo di Mendrisio, riunito in seduta ordinaria il 4 febbraio 1988, ha deciso di prendere posizione sul rapporto Egger cercando di evidenziarne alcuni aspetti controversi e di esprimere qualche considerazione critica, vista anche la strumentalizzazione che ne è stata fatta e dalla quale è uscita una immagine sostanzialmente distorta sia della scuola sia della figura dell'insegnante.
Non si entrerà quindi nel merito dei giudizi espressi dagli esperti sui programmi, né si discuterà della griglia oraria e neppure ci si soffermerà a rilevare tutte le imprecisioni e gli errori contenuti nel rapporto e dovuti verosimilmente ad una conoscenza superficiale di certi aspetti della realtà scolastica ticinese e ad una redazione affrettata; ci si limiterà ad affrontare tre punti che, per la loro importanza, richiedono qualche precisazione e un ulteriore approfondimento:
1. Il passaggio scuola media-liceo;
2. la preparazione pedagogico-didattica del docente;
3. il ruolo della direzione.
1. Il passaggio SM-Liceo
Il giudizio sulla SM che emerge dal rapporto è pesantemente negativo: la situazione viene definita "intollerabile". In particolare sono messi in evidenza:
- un'insufficiente preparazione degli studenti che poi intraprendono gli studi liceali;
- un carente orientamento degli allievi al termine della SM;
- un'insufficiente selettività nell'ammissione ai corsi di livello 1 e un esclusivo potere decisionale dei genitori nella scelta (definita dagli esperti una "pratica antipedagogica, per non dire aberrante").
Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto che è di competenza di chi opera nel settore medio, osserviamo solo che riguardo all'accesso ai corsi a livello sarebbe auspicabile giungere a dei criteri il più possibile uniformi sul piano cantonale.
Il rapporto fonda i suoi giudizi su dati statistici globali, praticamente solo su percentuali di promozione o non promozione e di accesso ai corsi a livello, senza un'analisi approfondita della situazione scolastica degli allievi al termine della SM. Prima di asserire che la SM non prepara gli allievi, occorre esaminare più da vicino la loro situazione, in particolare il loro rendimento al liceo in relazione ai risultati scolastici ottenuti alla SM.
Per due anni consecutivi sono state fatte analisi di questo genere sugli allievi di I liceo della nostra sede che provenivano dalle sei scuole medie del nostro comprensorio. Si è confrontata la riuscita scolastica al termine della I liceo con le note conseguite alla fine della SM nelle materie italiano, tedesco, francese e matematica. Per sommi capi risulta che gli allievi che si iscrivono al liceo con una prevalenza (almeno tre su quattro) di note 5 o 6 in queste materie ― e si tratta di due allievi su tre ― vengono promossi in nove casi su dieci.
Non si può quindi dire che si tratti di allievi impreparati o che i programmi o i docenti del liceo non tengano in debito conto le difficoltà insite nel passaggio da una scuola all'altra.
Quel terzo di allievi che arriva al liceo con una prevalenza di note 4, o addirittura con insufficienze, incontra notevole difficoltà: solo un allievo su tre viene promosso. Una situazione del genere non sorprende visto che non vi è praticamente alcun filtro nel passaggio da una scuola ad un'altra di natura più impegnativa e, non lo si dimentichi, oramai al di fuori dalla fascia dell'obbligo.
I dati citati riguardano il Liceo di Mendrisio, ma riteniamo che la realtà cantonale sia sostanzialmente simile. Alla luce di questi risultati, la situazione appare ben diversa e più complessa rispetto a quella che viene delineata nel rapporto e definita "intollerabile".
Quindi non è vero che la SM non prepara gli allievi ad affrontare il liceo; al massimo è vero che non prepara tutti gli allievi al liceo, ma sarebbe demagogico pretenderlo.
Tali considerazioni mostrano che gli esperti hanno probabilmente ragione quando dicono che l'orientamento al termine della SM è carente. D'altra parte non si può ignorare né la particolare realtà socio-culturale del cantone né la mancanza di scuole alternative (che hanno contribuito a creare l'alto tasso di licealizzazione attuale). Occorre approfondire l'analisi in queste direzioni se si vuole migliorare la situazione, senza incidere negativamente sul livello dell'insegnamento liceale.
Un altro aspetto da tener presente è quello della valutazione. I nostri rilevamenti statistici indicano che esiste in media uno scarto di circa mezzo punto fra le valutazioni della SM e del liceo. Questo fatto non è sorprendente se si considera che si passa da un ordine di scuola ad un altro post-obbligatorio, nel quale il sistema stesso di valutazione risponde a criteri e finalità differenti.
I problemi cui si è accennato si possono risolvere con una intensa collaborazione fra i docenti dei due ordini di scuola, le direzioni e gli esperti di materia. In questo senso il rapporto Egger dà indicazioni e suggerimenti interessanti e positivi, bisogna però rilevare che nella nostra sede si sono già avuti in passato scambi e incontri con il settore medio, e l'esigenza di una costante collaborazione è stata più volte ribadita.
2. La preparazione pedagogico-didattica del docente
È utile tenere in considerazione alcune osservazioni espresse dagli esperti nel rapporto Egger sui metodi di insegnamento, perché il miglioramento della qualità dell'insegnamento presuppone una costante autocritica; tuttavia le affermazioni categoriche contenute nel rapporto, e su cui si è concentrata l'attenzione sia di chi opera direttamente nella scuola sia degli osservatori esterni, hanno favorito la sua riduzione ad una denuncia dell'incapacità didattica dei docenti.
Nel rapporto è detto in sostanza che i docenti liceali insegnano male, pur avendo un'ottima preparazione scientifica nella loro materia. Giudichiamo questa asserzione per lo meno azzardata; a nostro parere, si tratta di una generalizzazione fatta sulla base di alcuni casi particolari.
Gli esperti si sono limitati a denunciare una situazione di incompetenza, avendo come punto di riferimento solo un momento della prassi pedagogica del docente, quello dell'insegnamento ex cathedra, che non è l'unica prassi possibile; infatti essa viene integrata da altri momenti in cui gli allievi sono protagonisti. Da questa impostazione risulta un quadro preoccupante della scuola e un'immagine del docente in cui non ci riconosciamo.
D'altra parte anche le argomentazioni degli esperti non sembrano esenti da contraddizioni: infatti se da un lato denunciano l'incompetenza didattica dei docenti ticinesi, dall'altro affermano per esempio che "le pratiche pedagogiche in uso nei licei ticinesi sembrano corrispondere, in genere, a quelle degli altri cantoni" e arrivano ad affermare che: "sarebbe ingiusto omettere di rilevare che il Ticino possiede un eccellente corpo docenti di cui abbiamo apprezzato i talenti".
È d'altronde emblematico per cogliere la volatilità dei criteri di giudizio, rilevare che in occasione del riconoscimento federale dei tipi D ed E al liceo di Mendrisio, due degli esperti si siano espressi in modo sostanzialmente positivo e non abbiano formulato riserve così generalizzate sulle capacità pedagogico-didattiche dei docenti che insegnano tuttora.
Non si può certamente affermare che non esistano problemi per quanto riguarda la traduzione didattica dei programmi, basti pensare al rapidissimo sviluppo del settore medio superiore durante gli ultimi 10-15 anni e al fatto che il reclutamento di insegnanti avviene fra laureati e diplomati che in genere non hanno una specifica preparazione all'insegnamento.
Ciò nonostante nella prassi quotidiana ogni docente si pone necessariamente anche problemi di natura didattica, a maggior ragione in un periodo di riforma in cui tutte le condizioni di lavoro sono mutate (nuovi programmi; allievi con esperienza scolastica diversa) o addirittura peggiorate (maggior numero di classi per docente).
L'impegno dei docenti in questa direzione non è mancato e lo testimoniano i numerosi rapporti che i singoli gruppi di materia hanno consegnato al Gruppo operativo. Questi suggerimenti sono spesso caduti nel vuoto, per espressa volontà del Gruppo operativo stesso di non procedere a modifiche sostanziali fino alla conclusione del primo quadriennio.
Sono pure venute a mancare le condizioni atte a favorire un adeguamento alle mutate condizioni di lavoro, come giustamente rilevato dal rapporto in questione; si è ritenuto insomma che il cambiamento dovesse avvenire in maniera del tutto automatica: una riforma di tali proporzioni presuppone invece una precisa volontà politica e un'adeguata disponibilità finanziaria per essere attuata nei suoi aspetti qualificanti.
3. Ruolo delle direzioni
Da ultimo, ma non in ordine di importanza, vale la pena di ricordare la problematica relativa alla figura e al ruolo del direttore e del CDD, sollevata dal rapporto.
Su questo delicato problema, ci sembra che gli esperti si rifacciano ad un modello di gestione diffuso in altri cantoni, in cui al direttore sono affidati compiti che vanno oltre quelli previsti dalle nostre norme di conduzione.
Nel momento in cui il Gran Consiglio sta esaminando il nuovo progetto di legge sulla scuola, ci sembra importante ribadire la validità del modello di direzione collegiale in vigore, che garantisce una conduzione scolastica più aperta e democratica.
Mendrisio, 25 febbraio 1988