Dalla "Relazione del Consiglio di direzione sulla gestione dell’anno scolastico 1984/85"

 

Giornata di studio sulla riforma

 

Per disposizione dell'UIMS e sulla base di un documento di lavoro predisposto dal Gruppo Operativo, la giornata del 10 maggio 1985 è stata dedicata interamente allo studio ed alla discussione dei problemi nati dall'applicazione della riforma.

Nella nostra sede le discussioni non si sono esaurite in quella giornata e furono poi continuate, in seguito a speciale autorizzazione dipartimentale su richiesta del Collegio, il pomeriggio del 13 giugno. Nel corso delle discussioni, alcune critiche sono state espresse all'indirizzo del Gruppo Operativo, al quale va comunque riconosciuto il merito di aver ideato questa prima fase di larga discussione, allestendo anche un documento preparatorio che riassumeva in forma interrogativa tutti i problemi sul tappeto.

Ci sembra opportuno richiamare qui una sintesi delle osservazioni emerse durante queste due giornate di studio.

- Preparazione iniziale degli allievi: chiuso ormai il periodo transitorio in cui entravano in I allievi provenienti dal ginnasio ed altri provenienti dalla scuola media, è possibile verificare meglio questo dato. È stato osservato che, a causa della massiccia licealizzazione e della mancanza di scuole alternative, circa la metà degli studenti di I liceo non sembrano preparati ad affrontare le esigenze della scuola media superiore.

Le carenze più frequentemente segnalate riguardano l'aspetto lessicale e linguistico in genere, le poche conoscenze di storia contemporanea e di attualità, la mancanza di abitudine al lavoro autonomo. Questo naturalmente non può tradursi in modo immediato in un rimprovero alla scuola media; è però un dato di cui occorre tener conto, un nuovo aspetto della realtà scolastica.

Nei confronti della scuola media, l'osservazione ci sembra non possa andare al di là del rilievo di una estrema eterogeneità, sia fra le sedi, sia fra le singole classi e le singole materie: altrettanti problemi singoli e concreti quindi, che devono essere considerati separatamente.

- I principi della riforma: i principi della riforma (tronco comune e permeabilità nel I biennio, curricoli ben individuati e scelte più libere nel II biennio, riduzione delle ore-lezione a favore dello studio personale, superamento della settorializzazione del sapere) non sono contestati in quanto tali, ma la realtà induce alla convinzione che sono stati realizzati in misura molto limitata. Perché erano troppo ambiziosi? Perché si fondavano su illusioni prospettiche? Perché le classi sono troppo numerose? Perché le misure di risparmio hanno ulteriormente limitato le possibilità di intervento? Perché si urtano contro difficoltà reali dovute alla preparazione dei docenti? Perché sono riferibili ad una realtà-allievo che non esiste? Tutte queste affermazioni si possono leggere qua e là nei verbali delle discussioni e probabilmente attorno a questi interrogativi si discuterà ancora a lungo. È ovvio tuttavia che a breve scadenza una vera "contro-riforma" appare improponibile e l'unico atteggiamento positivo sarà quello già indicato: delle modifiche parziali ma non occasionali, degli adattamenti particolari, purché non casuali ma finalizzati ad un piano organico che il Gruppo Operativo dovrà definire nei prossimi mesi.

- Praticabilità e adeguatezza dei programmi: l'esperienza dei primi tre anni ha dimostrato che problemi acuti esistono in modo particolare per le materie scientifiche ed in modo particolarissimo per la fisica; ma numerose altre materie segnalano difficoltà settoriali, spesso collegate con il numero o con la collocazione delle ore nella griglia oraria. Rinunciamo in questa sede ad entrare nei particolari, convinti come siamo che i problemi di griglia debbano essere affrontati ormai a breve scadenza a livello cantonale, senza dimenticare che l'adeguamento del programma alla classe può avvenire anche nella pratica didattica di ogni giorno, precedendo, come spesso avviene, la sua codificazione nei testi ufficiali.

Due questioni importanti collegate ai programmi sono quella delle sfasature esistenti fra i programmi di materie affini e quella delle difficoltà di ogni genere che incontra il concetto di interdisciplinarietà: due nodi sui quali i gruppi disciplinari (di sede e cantonali) dovranno ancora chinarsi con attenzione: e anche per affrontare questi compiti ci sembra imporsi come una necessità assoluta il riconoscimento di uno sgravio al capo gruppo (che forse potrebbe meglio essere definito il "responsabile del gruppo disciplinare") i cui compiti potrebbero allora essere meglio definiti, a tutto vantaggio di un lavoro di coordinazione e di animazione.