Per esser sicuro della continuità del suo impero occorreva ora
a Napoleone un erede, che Giuseppina però non gli aveva dato, si
imponeva di conseguenza un nuovo matrimonio. Poiché si auspicava
un ravvicinamento a una delle due grandi potenze -Russia o Austria- fu
richiesta allo zar la granduchessa Anna (sorella dello zar), ma nella corte
russa l’odio di tutta la nobiltà verso Napoleone cresceva man mano
che il blocco continentale diventava più aspro. Lo zar rispose così
che l’imperatrice madre riteneva Anna ancora troppo giovane per sposarsi,
poiché aveva solo 16 anni. Fu allora chiesto all’imperatore Francesco
se era disposto a dare sua figlia Maria Luisa in sposa a Napoleone ed egli
acconsentì e nel 1811 Maria Luisa diede alla luce un figlio, Napoleone
II, l’erede tanto desiderato da Napoleone.
Maria Luisa d'Austria,
G.B Borghesi
Subito dopo il matrimonio Napoleone si accinse ad applicare sistematicamente la sua politica economica. Egli assoggettò in pieno, anche in campo economico, i "nuovi dipartimenti" ai "vecchi dipartimenti", cioè agli interessi della Francia, ciò impediva lo sviluppo economico dei paesi conquistati. . I "vecchi dipartimenti" erano l "vecchia Francia", i cui confini erano: al nord il Belgio ad oriente non il Reno, ma il confine che separava la Germania dalla riva sinistra del Reno, ad occidente l'oceano e a sud i Pirenei. I "nuovi dipartimenti" erano invece tutti gli altri territori che si trovavano direttamente o indirettamente in potere di Napoleone, cioé quei paesi che furono subito annessi alla Francia (cioé il Belgio e la Germania della riva sinistra del Reno), il Piemonte, l'Olanda, le città anseatiche del nord della Germania, le provincie illiriche e la Catalogna annesse in seguito, e infine i paesi come l'Italia, di cui Napoleone era re, la Svizzera, di cui era "mediatore", la confederazione renana, di cui era "protettore", il regno di Westfalia, dove c'era come re suo fratello Gerolamo e la Polonia, che aveva dato al re di Sassonia, suo vassallo,ecc. In base a questa sua politica economica Napoleone vietò così l’importazione di alcuni prodotti (ad esempio delle coltellerie di Solingen in Francia, Olanda e Italia), ne colpì con dazi proibitivi l’esportazione di altri ( ad esempio l’esportazione della seta greggia dall’Italia e dalla Spagna) e gravò di tasse speciali alcune merci. Tuttavia Napoleone non era un docile esecutore della volontà borghese.
Nel 1811, durante la seconda fase del blocco, scoppiò una crisi economica. Ora Napoleone, dopo Austerlitz, Jena, l’occupazione di Berlino, dopo Friedland e Tilsit, aveva due convinzioni: la prima di poter prostrare l’Inghilterra solo col blocco e la seconda di essere onnipotente. Così Napoleone, per rafforzare il blocco, fucilò i contrabbandieri, diede al fuoco le merci inglesi confiscate e cacciò dal trono i monarchi conniventi (privò del trono pure suo fratello Luigi il quale, per evitare una completa rovina dell’Olanda, chiudeva un occhio sul contrabbando). Unì così l’Olanda all’impero francese, dividendola in dipartimenti e così fece pure con le città anseatiche di Brema, Amburgo e Lubecca. Intanto i consumatori pagavano i prodotti coloniali dalle 8 alle 10 volte più di prima e questo mostruoso profitto finiva nelle tasche degli armatori inglesi, dei contrabbandieri, degli impiegati doganali e dei gendarmi francesi ai quali veniva offerta una somma pari al loro stipendio di 5 anni perché dormissero tranquillamente una notte. Gli ispettori venivano corrotti, Napoleone li destituiva e processava, ma il sostituto continuava l’opera, più guardingo. Intanto gli Americani facevano affari d’oro coprendo con la propria bandiera e smerciando i prodotti inglesi che le loro navi portavano. Napoleone rese allora impossibile il commercio legale dei prodotti coloniali di qualsiasi provenienza, fece inoltre bruciare pubblicamente tutti i prodotti confiscati. La borghesia francese legata alla produzione industriale continuava ad approvare il blocco, ma tra i fabbricanti tessili insieme alle lodi si manifestavano lamentele per la mancanza del cotone e dell’indaco tintorio; tra i produttori di oggetti di lusso il malcontento era ancora più grande e i consumatori si lamentavano dei prezzi del caffé, dello zucchero e dei manufatti, che, liberi dalla concorrenza inglese, erano rincarati. I manufatturieri si lamentavano per la mancanza di materie prime e facevano osservare a Napoleone che, depredando fino all’osso i popoli vinti aveva distrutto il loro potere d’acquisto e che con le arbitrarie confische nei magazzini e con le illegalità delle autorità doganali, egli aveva distrutto il normale andamento del credito, senza il quale né l’industria né il commercio possono esistere. Gli operai erano senza lavoro ed emigravano, la Banca di Francia riferì che nei paesi sottomessi si smerciavano più prodotti prima che dopo l’assoggettamento. Napoleone diede sussidi ai fabbricanti, ricorse a imponenti ordinazioni per conto dell’erario, diede fondi per la popolazione operaia indigente, tuttavia non attenuò il blocco, ma questi sussidi e regali non potevano migliorare la situazione. La crisi del 1810 era principalmente una crisi di smercio dei prodotti che costituivano l’oggetto principale dei commerci e delle industrie che arricchivano la Francia. Gli articoli di lusso francesi ad esempio erano fabbricati per i mercati di tutto il mondo, ma gli acquirenti che il mare separava dal continente si erano staccati dalla Francia, poiché sul mare dominavano gli Inglesi e anche sul continente gli affari non andavano molto bene, poiché la classe feudale-latifondista (prima grande acquirente di prodotti di lusso) si era impoverita in seguito al blocco e alla distruzione dell’ordinamento servile. Inoltre la borghesia cresceva e si irrobustiva, ma non era in grado di assorbire la produzione degli oggetti di lusso. La crisi delle materie prime ridusse bruscamente la produzione anche nei "vecchi dipartimenti". Allora Napoleone consentì un limitato numero di licenze in base alle quali si potevano importare in Francia "merci proibite" per un determinato importo a patto che si spedisse all’estero merci francesi per un ammontare identico. Anche se non si giunse all’azione delle masse operaie, le cause della crisi non erano state eliminate, ma per far cessare il blocco bisognava attendere che l’Inghilterra deponesse le armi. Napoleone sapeva inoltre che dalla Russia le merci inglesi penetravano in Europa riducendo a zero l’efficacia del blocco; perciò egli decise di portare la Grande armata a Mosca, di sottomettere lo zar e di realizzare completamente il blocco, come conseguenza ci sarebbe quindi stata la vittoria sull’Inghilterra, la fine della guerra, la fine della crisi, la fine della disoccupazione e il raffozamento interno ed estero dell’impero mondiale. La crisi del 1811 orientò definitivamente Napoleone in questo senso.
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