L’esercito austriaco con a capo Melas (non più Suvòrof
perché la Russia non partecipava più alla coalizione) aspettava
Bonaparte nei pressi di Genova, pensando che l’esercito francese passasse
di lì, ma Napoleone arrivò di sorpresa dal passo del Gran
San Bernardo alle spalle degli Austriaci, puntò direttamente su
Milano e vi entrò il 2 giugno; subito dopo occupò Pavia,
Cremona, Piacenza, Brescia e altre città respingendo gli Austriaci.
Melas intanto aveva assediato e tolto Genova ai Francesi, ma quando si
accorse che Napoleone giungeva da nord gli andò incontro e il 14
giugno 1800 avvenne l’urto delle principali forze dei due avversari presso
Marengo. Gli Austriaci erano in numero molto maggiore e per
i Francesi la battaglia sembrava ormai persa, quando, grazie al sopraggiungere
di una nuova divisione dell’esercito francese, i nemici furono completamente
sbaragliati. L’Italia era quindi di nuovo nelle mani di
Bonaparte.
In tutta la Francia si esultò per la vittoria di questa guerra
poiché da essa dipendeva il futuro delle conquiste rivoluzionarie.
Se Napoleone avesse perso sarebbero tornati i Borboni, ma Bonaparte vinse
così la "repubblica" consolare era salva e con lei molto di quanto
aveva fatto la rivoluzione. Subito dopo Napoleone dovette però far
fronte alle lotte interne contro i giacobini e i realisti. Dopo Marengo
il primo console riteneva che i nemici più pericolosi fossero i
giacobini, ma si sbagliava; infatti i realisti, dopo l’aperto rifiuto di
Bonaparte di restaurare i Borboni, decisero di ucciderlo. Napoleone riuscì
a sfuggire all’attentato e, pensando che fossero stati i giacobini, ne
arrestò e mandò in esilio più di 130; ma nel mezzo
di questo terrore antigiacobino furono arrestati anche alcuni realisti
autori dell’attentato, che confessarono, così anche molti realisti
fecero la stessa fine dei giacobini.
David, Napoleone che valica il San Bernardo,
1800, Malmaison, Musée National du
Chateaux
Intanto l’8 febbraio 1801 era stata conclusa tra francesi e austriaci
la pace di Luneville, dove Napoleone ottenne tutto ciò
che voleva, cioè il Belgio, il Lussemburgo, i possedimenti tedeschi
sulla riva sinistra del Reno, il riconoscimento della "Repubblica di
Batavia" (Olanda), della "Repubblica elvetica" e delle repubbliche
"Cisalpina" e "Ligure" di fatto possedimenti francesi, mentre il Piemonte
rimase occupato dalle truppe francesi.
Ora la sola Inghilterra fra le grandi potenze rimaneva in stato di
guerra con la Francia, Napoleone si propose dunque di fare la pace con
gli inglesi al più presto possibile. Dal canto suo anche l’Inghilterra
- sostenuta dal ceto mercantile legato al commercio europeo- vedendo che
né il finanziamento delle coalizioni europee, né l’aiuto
dei controrivoluzionari vandeani erano stati efficaci, desiderava la pace.
La pace fu così sottoscritta ad Amiens
il 26 marzo 1802. L’Inghilterra, in virtù di questo trattato, restituì
alla Francia e ai suoi vassalli (Olanda e Spagna) tutte le colonie di cui
si era impossessata tranne Ceylon e Trinidad e evacuò il Mediterraneo;
la Francia dal canto suo restituì Malta all’ordine militare omonimo,
evacuò l’Egitto e ritirò le truppe da Roma, restituendola
al pontefice assieme agli altri possedimenti papali. Ma l’Inghilterra non
era riuscita a strappare a Bonaparte neanche una delle sue conquiste in
Europa. In tutti i paesi sotto il potere di Bonaparte (cioé il Belgio,
l’Olanda, l’Italia, la riva sinistra del Reno e la Germania occidentale)
il commercio dei prodotti britannici era proibito. La lunga guerra con
l’Europa era così finita con una vittoria francese su tutti i fronti.
Dopo la pace di Amiens, in virtù di un plebiscito, Napoleone
fu proclamato console a vita. Era chiaro che la Francia si
era trasformata in una monarchia assoluta e che prima o poi il console
sarebbe diventato o re o imperatore. Il diritto di proprietà
era alla base del nuovo regime, infatti Napoleone, oltre ad abolire
i diritti feudali della nobiltà, proclamò irrevocabile
il diritto di proprietà delle terre acquistate o confiscate agli
emigrati e alle chiese durante la rivoluzione. Nelle relazioni sociali
il regime assicurava ai proprietari piena autorità sull’operaio,
mentre questi era privato di qualsiasi diritto e possibilità di
lotta contro lo sfruttamento. Inoltre il console diede a commercianti e
industriali la sicurezza che il governo intendeva proteggere il mercato
interno dalla concorrenza straniera. Napoleone era convinto che il regime
da lui creato e la sua politica interna ed estera avrebbero convinto la
borghesia e i contadini proprietari a rinunciare alla vita politica, alla
legislazione e all’amministrazione e a giustificare il fatto che tutto
il potere fosse nelle sue mani. Inoltre Napoleone amnistiò gli emigrati
e nel luglio 1801 si riconciliò ufficialmente con la Chiesa
cattolica con un concordato che sanciva l’abbandono della maggior
parte delle posizioni conquistate dalla rivoluzione sulla Chiesa, a favore
del libero pensiero, il clero sarebbe così stato utile per soffocare
l’odiata ideologia illuministica e rivoluzionaria. Napoleone permetteva
il libero esercizio del culto all’interno del paese, in cambio il
papa si impegnava a non chiedere la restituzione delle terre confiscate
durante la rivoluzione. Napoleone nominava vescovi, arcivescovi e preti,
le encicliche, le bolle e i decreti papali venivano ammessi in Francia
solo dopo il permesso del governo. Il 12 agosto 1800 Napoleone costituì
una commissione per l’elaborazione di un codice civile. Questo codice civile
- in seguito chiamato "Codice napoleonico"- era l’espressione della
vittoria della borghesia sul regime feudale e rendeva intangibile la proprietà
borghese di fronte a qualsiasi attacco (dei feudatari o dei proletari).
La donna fu posta in condizione di ineguaglianza giuridica di fronte al
marito e in posizione di svantaggio in rapporto ai fratelli per l’eredità.
Napoleone riprese dalla rivoluzione tutto ciò che era strettamente
necessario per l’incontrastato svolgimento dell’attività economica
della borghesia, spazzando via le aspirazioni democratiche della piccola
borghesia. Dopo esser stato approvato da Tribunato, Consiglio di stato
e Corpo legislativo, nel marzo 1804 il codice, firmato da Napoleone divenne
legge. La borghesia ebbe ciò che desiderava, la rivoluzione borghese
ebbe il suo frutto postumo. In seguito furono comprese nel codice anche
le leggi con le quali Napoleone dominava la classe operaia. Non solo rimase
in vigore la legge Le Chapelier del 1791, ma furono anche istituiti i "libretti
di lavoro", senza i quali l’operaio non poteva esser assunto, il padrone
inseriva in questo libretto l’attestato di lavoro e il motivo per cui era
stato licanziato. si può quindi immaginare l’abuso di questa possibilità
di privare l’operaio di un nuovo guadagno. Il codice civile fu completato
dal codice di commercio che regolava e garantiva giuridicamente gli affari
commerciali e dal codice penale, che istituì la pena di morte e
alcune pene corporali, che la rivoluzione aveva abolito; questa legislazione
penale fu infatti un passo indietro rispetto alle leggi dell’epoca rivoluzionaria.
Questa grandiosa attività legislativa non era ancora giunta a termine
che, nel marzo 1803, ricominciò la guerra contro l’Inghilterra.