15- LA GUERRA IN FRANCIA E LA PRIMA ABDICAZIONE DI NAPOLEONE (1814)
 
 

Tutti i francesi erano stanchi della guerra, perciò Napoleone per un po’ finse di voler la pace. Ma egli sapeva che, eccetto l’Austria, nessuno desiderava che egli continuasse a regnare, infatti in gennaio giunse la notizia che i nemici avevano varcato il Reno e invadevano la Francia attraverso l’Alsazia e la Franca Contea e che Wellington dal sud della Spagna irrompeva nella Francia meridionale. Inoltre Napoleone sapeva di non potersi fidare né di Talleyrand, né di Fouché, né dei suoi marescialli, solo nei soldati credeva, nei veterani, ma gliene rimanevano pochi.

Intanto vedendo aumentare le diserzioni nell’esercito francese, gli alleati proposero a Napoleone che le frontiere della Francia tornassero quelle del 1790 ( cioé esclusi Belgio, Olanda, Savoia e la riva sinistra del Reno). Napoleone si sentì disonorato da questa proposta e il congresso per la pace non concluse nulla e si sciolse. Il 25 gennaio Napoleone raggiunse l’esercito, egli disponeva di 47000 uomini, mentre gli alleati ne avevano 230000, tuttavia il 6 gennaio Napoleone espugnò S.Dizier ad alcuni reparti di Blücher e il 31 gennaio vinse di nuovo presso Brienne, il 10 febbraio assalì e sbaragliò il corpo di Oslùfief a Champaubert, l’11 febbraio vinse la battaglia di Montmirail e il giorno dopo piombò su Château-Thierry dove ebbe di nuovo una grande vittoria. La situazione dell’imperatore era comunque critica perché gli alleati erano molto più numerosi, tuttavia gli alleati, turbati da queste inaspettate vittorie, chiesero l’armistizio, ma Napoleone non vi aderì e dichiarò che avrebbe concluso la pace solo a patto che fossero lasciate alla Francia le sue "frontiere naturali" (Reno, Alpi e Pirenei). Intanto a Parigi Talleyrand preparava la restaurazione dei Borboni, mentre lo zar si meravigliava che la Francia non volesse liberarsi di Napoleone e che anzi avvenisse il contrario e cioè che i contadini assalissero gli sbrancati dell’esercito della coalizione.

Il 7 marzo Napoleone con metà del suo esercito raggiunse Blücher a Caronne e lo vinse, mentre l’altra metà dell’esercito francese, che doveva inseguire Schwarzenberg, veniva respinto in Provenza. Wellington, respinti Soult e Suchet, marciava su Bordeaux, mentre a Reims Napoleone distrusse un distaccamento nemico: Napoleone vinceva ma i suoi marescialli subivano insuccessi su insuccessi.

Napoleone decise di portarsi alle spalle degli alleati e di piombare sulle loro vie di comunicazione sul Reno. Gli alleati intanto avevano deciso di marciare direttamente su Parigi approfittando della sua lontananza. Ad ostruire il cammino c’erano solo i marescialli Marmont e Mortier. Essi furono vinti il 25 marzo durante la battaglia di Fère Champenoise e furono respinti verso Parigi. I francesi avevano circa 40000 uomini per difendere Parigi, per alcune ore si combatté accanitamente ma il 30 marzo Marmont, sotto l’influsso di Talleyrand, capitolò. L’entrata degli alleati a Parigi fu accolta festosamente dai realisti, dall’apatia e dalla sottomissione della borghesia, dalla sorda irritazione della popolazione e dei sobborghi operai che però non potevano fare niente anche se avessero voluto resistere poiché l’imperatore aveva sempre vietato la distribuzione delle armi agli operai. Napoleone appena seppe del movimento su Parigi si precipitò verso la capitale ma quando giunse a Fontainbleau ebbe notizia della capitolazione di Marmont.

L’intera Parigi tremava dallo spavento aspettando l’attacco dell’imperatore, che avrebbe significato la rovina e la distruzione della popolazione e della capitale. Ma Napoleone dichiarò che rinunciava al trono a favore di suo figlio affidato alla reggenza di Maria Luisa. Lo zar e l’imperatore austriaco sarebbero stati d’accordo, ma i realisti che li circondavano insistettero perché questa proposta venisse respinta. Fu proprio a questo punto che Marmont tradì. Napoleone veniva così privato delle sue principali forze e l’attacco di Parigi diventava ormai impossibile. Di conseguenza gli alleati decisero di non accettare la proposta di Napoleone e di mettere sul trono i Borboni; Napoleone avrebbe conservato il suo titolo e gli sarebbe stata ceduta l’isola d’Elba.

Così il 20 aprile, dopo l'abdicazione ufficiale dell'imperatore tutto era pronto per la partenza; Napoleone ebbe la facoltà di portare con sé nell’isola d’Elba un battaglione, ma prima di partire volle congedarsi dalla sua guardia ed essa si schierò nel cortile delle parate, noto oggi col nome storico "cour des adieux". Quando l’imperatore apparve i soldati presentarono le armi e l’alfiere piegò la bandiera ai suoi piedi. "Soldati, miei vecchi compagni d’arme, coi quali ho sempre marciato sulla via dell’onore, dobbiamo dirci addio (...) Vorrei abbracciarvi tutti, ma lasciatemi baciare questa bandiera che tutti vi rappresenta..." Napoleone non poté parlare oltre, la voce gli si spezzò. Egli abbracciò e baciò l’alfiere e la bandiera, uscì rapidamente e salì in carrozza; i soldati piangevano come bimbi; le vetture partirono fra le grida ininterrotte di "viva l’imperatore!".
 

cartina e cronologia del periodo napoleonico

 


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