4- IL 18 BRUMAIO 1799
 
 

Per capire quello che accadde tra l’8 ottobre 1799, quando Bonaparte arrivò in Francia, e il 9 novembre quando ne divenne signore, bisogna chiarire la situazione in cui si trovava la Francia. Dopo il 18 fruttidoro del 1797 sembrava che il direttore della repubblica Barras e i suoi colleghi potessero fare assegnamento sui nuovi ceti abbienti arricchitisi in seguito alla rivoluzione borghese, che temevano i Borboni e sognavano  una forte autorità centrale. Ma tra il 1797 e il 1799 il Direttorio aveva perduto ogni appoggio tra le masse. Non solo la borghesia mercantile, ma anche la piccola e media borghesia e i contadini arricchiti sognavano un dittatore -ovviamente non un Borbone- un uomo che desse alla Francia la pace esterna e un forte "ordine" interno. Il Direttorio aveva dimostrato di saper difendere la Francia dai Borboni ma aveva anche dimostrato la sua incapacità di creare un solido ordinamento borghese. Inoltre con la perdita dell’Italia nel 1799 e la minaccia alle frontiere diventava sempre più difficile lottare contro la potente coalizione europea, mentre i milioni in oro mandati da Napoleone a Parigi dall’Italia erano stati spesi per la guerra e dilapidati dai funzionari statali e dai mercanti: tutto ciò allontanò la  borghesia dal Direttorio. I soldati si lamentavano dei generali ladrocini, il movimento realista si rianimò e sollevò di nuovo la Bretagna e la Normandia. La vita rincarava in seguito alla generale disorganizzazione del commercio e dell’industria e alle disordinate e ininterrotte requisizioni di cui profittavano i grandi speculatori. Le classi abbienti consideravano il Direttorio inutile e incapace, le masse dei nullatenenti lo consideravano il regime dei ricchi ladri e speculatori, il regime della fame e dell’oppressione, mentre per i soldati il Direttorio era un gruppetto di uomini sospetti che lasciavano l’esercito senza scarpe e che in pochi mesi avevano riconsegnato al nemico tutto ciò che Bonaparte aveva conquistato. Il terreno per la dittatura era pronto. Il 16 ottobre il generale arrivò a Parigi; la Francia vedeva in lui il "salvatore", i contadini e i cittadini della provincia gli andavano incontro, gli ufficiali e i soldati salutavano con entusiasmo il loro capo e continuava l’ostilità e la sfiducia della borghesia nei confronti del Direttorio. Tutto ciò alimentò l’idea di Bonaparte di affrettare il colpo di stato. Nello stesso quintetto direttoriale non c’era nessuno in grado di opporre resistenza: Gohier, Moulins e Ducos erano trascurabili, i conti bisognava farli con Barras e Sieyès. Sieyès era il rappresentante e l’ideologo della borghesia e cercava di rafforzare l’ordine borghese creato dalla rivoluzione, ritenendo tuttavia il Direttorio inadatto a ciò, egli considerava con fiducia il ritorno di Bonaparte e riteneva che il generale sarebbe stato la spada e lui stesso l’edificatore del nuovo regime. Napoleone non lo disilluse. Barras invece, dato che Bonaparte era malauguratamente tornato, tentò in ogni modo di assicurarsi nel futuro la più alta e la più comoda posizione possibile; Bonaparte non disilluse neanche lui, ma sapeva che Barras non gli poteva esser utile perché era odiato e disprezzato dai Francesi ed era divenuto il simbolo della corruzione e del vizio. Anche il ministro degli affari esteri Talleyrand andò senza indugio al servizio di Napoleone, come pure il ministro della polizia Fouché. Tutta questa gente pensava che egli non fosse competente in politica e affari civili e che sarebbe stato possibile guidarlo, ma si sbagliavano. L’esercito e i sobborghi operai consideravano ciò che accadeva un rivolgimento che salvava la repubblica dai realisti; Bonaparte si era così assicurato l’appoggio dell’esercito e aveva tranquillizzato le masse poplari, egli sapeva inoltre che la borghesia realista non lo avrebbe disturbato perché riteneva l’abbattimento del Direttorio come un passo verso la restaurazione e che il resto della borghesia lo avrebbe sostenuto anche se il nuovo regime sarebbe iniziato con la dittatura.

All’alba del 18 brumaio (9 novembre) Napoleone riunì attorno a sé molti generali e ufficiali e comunicò loro che era giunto il momento di "salvare la repubblica", presso la casa di Bonaparte si incolonnarono le truppe. Intanto -poiché tutto sembrasse legale- nel Consiglio degli anziani (costituito dai rappresentanti della media e grande borghesia), convocato d’urgenza, un agente di Bonaparte che faceva parte del Consiglio, abbindolava i consiglieri con un lungo discorso che finiva con la proposta di votare un decreto che, per salvare la repubblica da un complotto, stabiliva che le sedute dei due Consigli dovevano tenersi a Saint Cloud (distante alcuni km da Parigi) e che l’esecuzione del decreto venisse affidata a Bonaparte che veniva nominato comandante di tutte le forze armate. Il decreto fu approvato e mandato a Napoleone il quale in base a esso, annunciò alle truppe che esse erano sotto il suo comando e che dovevano "accompagnare" i due consigli a Saint Cloud: era stata così osservata la finzione di legalità che Bonaparte voleva. Napoleone in realtà aveva fatto trasferire le due assemblee per soffocarle e aveva deciso di farlo fuori Parigi per esser al sicuro dalle masse plebee, anche se tra la popolazione non c’erano indizi di agitazione. Il Direttorio -cioè il  potere esecutivo- fu liquidato senza difficoltà: Sieyès e Ducos facevano parte del complotto, Gohier e Moulins, vedendo che tutto era perduto si trascinarono a Saint Cloud dietro le truppe, Barras venne persuaso a dare le dimissioni. Intanto erano iniziate separatamente le sedute delle due Camere, Napoleone voleva che le assemblee riconoscessero da sé la loro inutilità, si sciogliessero da sé e gli dessero il potere, ma non fu così: i rappresentanti del popolo erano indignati e chiamavano Bonaparte delinquente e neanche il Consiglio degli anziani prendeva decisioni. Allora Napoleone, che si era stufato di aspettare, entrò improvvisamente nella sala dove era riunito il Consiglio degli anziani, disse che desiderava rapide decisioni, che veniva loro in aiuto e che voleva salvare la libertà, ricordò che disponeva delle forze armate e uscì senza aver ottenuto ciò che voleva. Poi entrò nell’altra sala dove i deputati gli saltarono addosso gridando che si dichiarasse fuori legge Bonaparte; il generale, riavutosi, suggerì a suo fratello Luciano, presidente dell’assemblea, di chiedere alle truppe di "liberare la maggioranza dell’assemblea" dal "gruppetto degli arrabbiati", in questo modo scomparvero anche le esitazioni dell’esercito riguardo alla legalità di ciò che gli si chiedeva e il locale fu rapidamente ripulito, senza però né uccidere né arrestare; i deputati si diedero alla fuga, alcuni dei fuggiaschi vennero acciuffati e si decise che essi costituivano la "seduta del Consiglio dei cinquecento" e fu loro ordinato di votare il decreto sul consolato, essi lo fecero subito e furono lasciati andare dopo aver votato, tra l’altro, il loro scioglimento. Il Consiglio degli anziani votò anch’esso senza discutere il decreto che dava il potere della repubblica a tre persone chiamate consoli che erano Bonaparte, Sieyès e Ducos. Bonaparte non era ancora l’unico padrone ma il suo consolato in realtà era una dittatura e i suoi due colleghi non avrebbero contato nulla.
 

 
F. Bouchot, l'invasione della sala dei cinquecento da parte delle truppe di Napoleone
 
 



 

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