14- LA RIVOLTA DELL’EUROPA VASSALLA CONTRO NAPOLEONE E LA BATTAGLIA DELLE NAZIONI 1813

 

Giunto a Parigi il 18 dicembre i problemi essenziali da risolvere erano due: creare un esercito e assicurarsi se non l’aiuto almeno la neutralità dell’Austria e se possibile anche della Prussia. Per la primavera Napoleone contava di avere un esercito 400-450000 uomini e riteneva che, non ripetendo l’errore dell’invasione, si sarebbero potuti attendere i russi alla Vistola e al Niemen e sbaragliarli.

Il re di Prussia si trovava nella condizione di poter essere deposto dai Russi, se non fosse passato dalla loro parte, o dai suoi stessi sudditi e comunque era assurdo pensare che la Prussia non avrebbe tentato di liberarsi dal domonio di Napoleone se i russi fossero entrati nel paese; infatti il re di Prussia concluse un’alleanza con Alessandro I. Lo zar dal canto suo riteneva che dar respiro a Napoleone significava lasciare tutta l’Europa in suo potere come prima e rendere permanente la minaccia sul Niemen. L’Austria concluse un "armistizio" con la Russia con cui era in guerra dal 1812, quale "alleata" di Bonaparte; essa nonostante il legame di parentela con l’imperatore, cercava ancora una volta di liberarsi dal terribile giogo. Sassonia, Baviera, Würtemberg e Baden gli obbedivano ancora. Il 15 aprile 1813 Napoleone si recò a Dresda e marciò contro Russi e Prussiani. Cacciati i Russi a Wassenfels, il primo e il 2 di maggio si svolsero presso Lützen due combattimenti vinti da Napoleone. Dopo questa vittoria Metternich propose di ristabilire la pace tra Naploleone e gli alleati e di garantire l’alleanza franco-austriaca su questa basi: la rinuncia di Napoleone al Granducato di Varsavia, al protettorato sulla Confederazione renana, alle città anseatiche e all’Illiria ( gli sarebbero rimasti l’impero francese compreso il Belgio, l’Italia, l’Olanda e il regno di Vestfalia), ma Napoleone rifiutò

Il 20 e il 21 maggio ci fu la battaglia di Bautzen, dove Napoleone vinse di nuovo. Dopo Bautzen e dopo l’inseguimento delle truppe alleate i belligeranti accettarono la proposta di mediazione dell’Austria e il 4 giugno firmarono l’armistizio di Pleiswitz. Tuttavia sia gli alleati che Napoleone non desideravano la pace e lo zar aveva acconsentito all’armistizio solo perché l’esercito aveva bisogno di rinforzi. Napoleone da parte sua non voleva acconsentire alle richieste territoriali di Metternich, perché queste avrebbero significato una vittoria economica e politica della Gran Bretagna, il commercio e l’industria francese sarebbero state incapaci di lottare contro il commercio e l’industria inglese, la crisi del 1811 sarebbe diventata la "rivoluzione dello stomaco vuoto" ed egli sarebbe diventato inutile per la borghesia, che non avrebbe più sopportato il suo inaudito dispotismo. Per questo egli non voleva la pace. Visto che i negoziati rimasero infruttuosi, nonostante che i marescialli spingessero l’imperatore a concludere la pace e nonostante che il popolo fosse stanco delle guerre, l’Austria aderì alla coalizione e dichiarò guerra a Napoleone. Ora le forze della coalizione superavano in modo evidente le forze di Napoleone, l’esercito francese infatti contava 550000 uomini mentre quello della coalizione ne aveva 850000, inoltre l’Inghilterra lesinava oro per irrobustire la coalizione.

Il 27 agosto presso Dresda si ebbe la prima grande battaglia dove vinsero i Francesi, gli alleati si ritirarono verso la catena dell’Erzgebirge inseguiti dalle truppe nemiche. Il genio militare di Napoleone non era mutato, ma i soldati non erano più le invincibili legioni con cui aveva conquistato l’Europa e combattuto in Siria ed Egitto, anzi, a causa della mancanza di uomini, gran parte dell’esercito era composto da diciottenni. Inoltre Davout, uno dei migliori marescialli era ad Amburgo -dove c’erano stati dei movimenti antinapoleonici- a fucilare mercanti, mentre altri considerevoli distaccamenti erano a Danzica, nella Germania del nord, in Italia e in Spagna. Richiamarli significava distruggere da sé il proprio grande impero, che si reggeva ormai esclusivamente sulla forza di questa guarnigioni. Non richiamarli significava ugualmente distruggere l’impero subendo un’inevitabile sconfitta dagli alleati, poiché essi avevano quasi il doppio dei soldati. Il 23 agosto il maresciallo Oudinot fu costretto a ritirarsi presso Grossbeeren dalle strade di invasione su Berlino, Macdonald fu sconfitto presso il fiume Katzbach e il 6 settembre Ney  a Dennewitz. Napoleone inoltre non poteva ormai più fare assegnamento sui soldati tedeschi del suo esercito: Ney dovette infatti ritirarsi solo perché i Sassoni che facevano parte del suo esercito fuggirono in massa. In Germania le agitazioni dilagavano e giungevano contro Napoleone distaccamenti volontari organizzati da associazioni patriottiche.

Ai primi d’ottobre i Russi invasero il Regno di Vestfalia, il re Gerolamo Bonaparte fuggì e la Baviera passò alla coalizione. Il 16 ottobre vicino a Lipsia si ebbe la "battaglia delle nazioni" chiamata così perché per tre giorni l’esercito di Napoleone, composto da Francesi, Polacchi, Sassoni, Olandesi, Italiani, Belgi eTedeschi, combatté contro Russi, Austriaci, Prussiani e Svedesi. Alla fine del primo giorno di battaglia le posizioni erano immutate. Durante la notte giunsero rinforzi da ambo le parti, ma mentre a Napoleone giunsero 15000 uomini, agli alleati ne giunsero 110000. Il 18 ottobre divampò una nuova battaglia nel mezzo della quale l’intero esercito sassone passò improvvisamente dalla parte della coalizione e, voltati in un attimo i cannoni, cominciò a far fuoco sui Francesi. Durante la notte tra il 18 e il 19 Napoleone, viste le terribili perdite e il tradimento dei Sassoni, non poteva più resistere e decise di ritirarsi verso la linea del Reno. All’inizio di novembre, mentre finiva la campagna di Sassonia e cominciava quella di Francia, Napoleone sentì per la prima volta che il grande impero si sfasciava. Murat, re di Napoli era passato segretamente alla coalizione per conservarsi il trono. Giuseppe Bonaparte re di Spagna veniva cacciato, come pure Gerolamo, re di Vestfalia, ad Amburgo Davout era assediato da Russi e Prussiani e in Olanda il potere francese vacillava: il grande impero si stava dissolvendo. Napoleone lasciò ritornare il papa ( che era stato mandato in esilio a Fontainebleau) a Roma e permise al re di Spagna di ritornare nel suo paese. La campagna del 1813 era finita e comincciava quella del 1814; il momento della resa dei conti era giunto.

Il paese attraversava di nuovo una crisi economica simile a quella del 1811, gli operai -soffocati dal dispotismo militare dal pratile 1795 e impossibilitati di agire in modo organizzato- cominciavano ad agitarsi. Ma nel 1813, nonostante la disoccupazione e la miseria, non si giunse a un’insurrezione perché si vedeva nell’invasione straniera e nella fine dell’impero un ritorno dei Borboni. Riapparve così la versione del giovane generale rivoluzionario, amico di Robesbierre che nel 1795 aveva spazzato con la mitraglia coloro che volevano il ritorno dei Borboni. Lo stato d’animo della borghesia era più complesso. Gli industriali erano dalla parte di Napoleone, essi sapevano come sarebbe stato difficile lottare contro la concorrenza inglese se Napoleone fosse stato sconfitto. I commercianti, i finanzieri e la borsa si lamentavano delle continue guerre e si staccarono dall'imperatore. Nei ceti intellettuali borghesi crebbe l’odio verso il dispotico governo imperiale che aveva soppresso la stampa, distrutto l'eredità dei lumi e eliminato gli ordinamenti costituzionali. Per i contadini invece i Borboni significavano il risorgere del feudalesimo e la sottrazione dei beni confiscati agli emigrati e alla chiesa. La vecchia aristocrazia era più vicina ai Borboni che a Napoleone, ma anche la nuova aristocrazia - marescialli, duchi e baroni creati da Napoleone - erano stufi della guerra e del gioco d’azzardo con la morte. In novembre Napoleone cominciò a preparare le nuove forze per affrontare l’invasione dei popoli europei in Francia.

Inghilterra, zar e re di Prussia ora volevano andare fino in fondo con la guerra e togliere il trono a Napoleone. L’Austria voleva invece che Napoleone restasse in Europa come incomodo per la Russia, che avrebbe potuto vedervi un alleato dell’Austria stessa. Metternich inoltre sapeva che la plebaglia era dalla parte di Napoleone, che era l’unico capace di imbrigliare la minacciosa forza rivoluzionaria; cosa sarebbe avvenuto se i Borboni, rimessi sul trono, non fossero stati capaci di tenere a freno i sobborghi parigini e la rivoluzione fosse scoppiata a Parigi e di là fosse passata in Germania dove le società nazionali avevano già preparato il terreno? Metternich riuscì a costringere l’Inghilterra, la Russia e la Prussia ad acconsentire che a Napoleone fosse nuovamente offerto di iniziare le trattative di pace, a queste condizioni: egli avrebbe rinunciato alle proprie conquiste (del resto già perdute), avrebbe cessato la guerra e gli sarebbe rimasta la Francia come dopo la pace di Luneville (1801). Napoleone, che stava preparando le truppe per la nuova guerra, accconsentì malvolentieri ad iniziare le trattative.
 
 

cartina e cronologia del periodo napoleonico

  



 

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