9- LA DISFATTA DELLA PRUSSIA E IL DEFINITIVO ASSOGGETTAMENTO DELLA GERMANIA (1806-1807)
 
 

L’8 ottobre 1806 Napoleone penetrò in Sassonia, alleata della Prussia. Le tre colonne dell’esercito francese avanzarono verso l’Elba. Il 9 ottobre si ebbe il primo combattimento presso Schleitz, dove fu respinto un distaccamento prussiano; il giorno successivo Lannes sconfisse i prussiani presso Saalfeld. I nemici, sotto il comando di Hohenlohe, fuggirono e si congiunsero al grosso dell’esercito, accampato presso Jena; l’altra parte del grosso, sotto il comando del duca di Brunswick si trovava presso Naumburg, Davout fu mandato verso questa città, mentre Napoleone coi marescialli Soult, Ney e Murat avanzò su Jena e vi entrò il 13 ottobre. Dalle alture circostanti vide grandi forze nemiche che si ritiravano lungo le strade di Weimar; Hohenlohe sapeva che i Francesi erano a Jena, ma non sapeva che vi fosse Napoleone e nella notte tra il 13 e il 14 ottobre si arrestò e decise di dare battaglia. Il 14 ottobre la lotta cominciò, i Prussiani e i Sassoni ebbero la peggio e volsero in fuga. I resti dell’esercito sconfitto si spinsero verso Weimar, inseguiti fin dentro la città dai francesi. L’esercito prussiano fu distrutto e solo una folla di sbandati riuscì a fuggire. L’unica forza di cui il nemico poteva ormai contare era l’esercito del duca di Brunswick, il quale non era giunto a Naumburg, ma si era fermato vicino ad Auerstädt (a 20km da Jena) dove il maresciallo Davoult lo sbaragliò. Il 14 ottobre l’intero esercito prussiano, sbaragliato da Napoleone e da Davoult, aveva praticamente cessato di esistere.

Napoleone puntava direttamente su Berlino e strada facendo ordinò di occupare il principato di Assia-Cassel, di Brunswick, Weimar ed Erfurt, Naumburg, Holle e il Wittemberg. Nel frattempo la fortezza di Spandau si era arresa senza opporre resistenza e pure la potente cittadella di Stettino si arrese senza sparare un colpo. Il 27 ottobre Napoleone entrò a Berlino. I francesi erano ormai abituati ad approfittare dell’inimmaginabile demoralizzazione della Prussia e delle incredibili capitolazioni di potentissime fortezze, senza che vi fosse il minimo tentativo di resistenza, come accadde anche alla fortezza di Magdeburgo che l’8 novembre si arrese al maresciallo Ney senza combattere. La Prussia era finita. Il re e la corte fuggirono a Memel. L’intera Europa era sconvolta e atterrita, gli stati tedeschi uno dopo l’altro si sottomettevano a Napoleone.

L’imperatore decise ora di vibrare il colpo mortale al suo principale nemico, l’Inghilterra, e il 21 novembre 1806 firmò il decreto di Berlino sul blocco continentale, che venne subito spedito in tutti i paesi vassalli e semivassalli dove venne accolto con tacita e timorosa docilità. Esso avrebbe dovuto portare al soffocamento della potenza economica inglese, alla bancarotta, alla fame e alla capitolazione dell’Inghilterra. Napoleone voleva privare gli Inglesi di tutti i mercati sul continente. L’inizio del decreto diceva "Le isole britanniche sono dichiarate in stato di blocco" "È vietato qualsiasi commercio e qualsiasi rapporto con le isole britanniche". In seguito si proibivano anche le comunicazioni postali e fu disposto l’arresto e la confisca dei beni degli Inglesi sul continente. Napoleone intensificava così il  monopolio del mercato imperiale a vantaggio dell’industria francese; la borghesia industriale era contenta della liberazione dalla concorrenza inglese, tuttavia il blocco era gravoso per i consumatori che venivano privati dei manufatti e dei prodotti coloniali inglesi,  per i mercanti e per gli agricoltori. Questo decreto divenne il fulcro dell’intera lotta economica e politica durante l’epopea imperiale. Il blocco economico poteva dare risultati concreti solo se tutta l’Europa fosse caduta direttamente in potere di Napoleone, sarebbe bastato che un solo paese avesse continuato a commerciare con l’Inghilterra per far perdere ogni efficacia al decreto, dato che da questo paese i prodotti inglesi si sarebbero diffusi in tutt’Europa. Napoleone sapeva tutto ciò e sapeva anche come sarebbe stato vantaggioso e attivo il contrabbando. Occorreva quindi occupare tutte le coste d’Europa, affinché impiegati doganali e gendarmi francesi potessero distruggere realmente il contrabbando; infatti Napoleone cominciò la sistematica occupazione delle coste tedesche.

Intanto la Gran Bretagna promise nuovamente un aiuto finanziario ad Alessandro I se avesse ripreso la lotta contro Napoleone; lo zar si dichiarò pronto all’intervento. Napoleone grazie alle sue spie ne era informato  e cominciò i preparativi per il prossimo urto con la Russia, e nel contempo stabiliva le misure da prendere per realizzare il blocco. Tutte le città e i villaggi litoranei della Germania furono occupati, nello stesso tempo l’imperatore preparava l’invasione della Polonia e la nuova campagna contro i Russi, già in marcia verso i confini della Prussia. Alessandro I volle la guerra in primo luogo perché Napoleone minacciava le frontiere russe, in secondo luogo perché delegazioni polacche invitavano Napoleone a ristabilire l’indipendenza della Polonia, la Russia rischiava così di vedersi togliere la Lituania, la Russia Bianca e l’Ucraina e in terzo luogo perché era chiaro che l’imperatore, dopo il decreto sul blocco, non sarebbe stato tranquillo finché la Russia non si fosse unita alle potenze che applicavano il decreto; ma la rottura dei rapporti commerciali con l’Inghilterra sarebbe stato rovinoso per il mercato russo dei prodotti agricoli, che venivano in gran parte esportate in Inghilterra.

Nel novembre i francesi entrarono in Polonia, accolti con grande entusiasmo poiché Napoleone era visto come il restauratore dell’indipendenza. Alla fine di novembre i distaccamenti avanzati dell’esercito russo entrarono a Varsavia. Napoleone ordinò a Murat e Davout di puntare direttamente sulla città dove entrarono il 28 novembre; la città intanto era stata sgomberata alla vigilia dai russi, che si erano ritirati al di là della Vistola, incendiando il ponte. Infine Napoleone stesso comparve in Polonia e iniziò la guerra uscendo da Varsavia e attaccando; il 26 dicembre 1806 avvenne così la battaglia di Pultùsk, il combattimento finì senza che alcuna delle due parti avesse un’evidente preponderanza. L’8 febbraio si ebbe una nuova battaglia presso Eylau: dopo lunghi e sanguinosi combattimenti dove sembrava che vincessero i russi, la cavalleria francese salvò la situazione attaccando il grosso delle forze russe. Bènnigsen, a capo dell’esercito russo, si ritirò, ma Napoleone sapeva di non aver ottenuto un’autentica vittoria e che le perdite erano enormi da ambedue le parti. Al sopraggiungere dell’inverno l’esercito francese dovette accampare in Polonia e Prussia orientale, l’una e l’altra completamente devastate. L’aria attorno ai campi di battaglia era appestata dalla putrefazione dei cadaveri per molti chilometri e le condizioni di vita dell’esercito erano estremamente dure. Le ostilità sarebbero ricominciate a primavera.

In questi mesi di tregua, mentre rinsanguava l’esercito con le reclute che gli giungevano dalla Francia, Napoleone lavorò febbrilmente: ogni tre o quattro giorni arrivavano corrieri da Parigi, Amsterdam, Milano, Napoli, Berlino con i rapporti di ministri, marescialli e luogotenenti. Reggendo autocraticamente alcuni grandi stati Napoleone si riserbava sempre la decisione finale nelle questioni più importanti.
I Russi cominciarono l’offensiva il 5 giugno assalendo il corpo di Ney, parte dell’esercito francese più vicina alle posizioni russe. Ney iniziò la ritirata combattendo, ma Bènnigsen, il generale russo che lo stava inseguendo, si fermò inaspettatamente presso Heilsberg. Allora Napoleone iniziò la controffensiva. I Russi incalzati dai Francesi si ritirarono rapidamente, il 19 giugno Napoleone giunse così nei pressi di Tilsit, alla frontiera dell’impero russo. Il comandante supremo dell’esercito russo propose l’armistizio e Napoleone acconsentì. Cominciarono così le trattative per la pace. La situazione della Prussia era disperata, Napoleone proponeva semplicemente di spartirla e se la Prussia rimase sulla carta d’Europa, ciò fu solo per la stima del vincitore verso lo zar. Alla Prussia furono lasciati la "vecchia Prussia", la Pomerania, il Brandeburgo e la Slesia, mentre tutti i suoi possedimenti ad ovest dell’Elba entrarono a far parte del nuovo Regno di Vestfalia, creato allora da Napoleone, in cui incluse anche il Granducato d’Essen e l’Hannover. Napoleone diede questo nuovo regno a suo fratello Gerolamo. Con gli altri territori tolti alla Prussia fu costituito il Granducato di Varsavia, che Napoleone affidò al suo nuovo alleato, il re di Sassonia. Lo zar ricevette dai possedimenti polacchi della Prussia solo il piccolo distretto di Bielostok. Tra Napoleone e Alessandro fu inoltre conclusa un’alleanza segreta, poiché soltanto l’alleanza franco-russa avrebbe dato al mondo la pace, con questo patto la Russia si obbligava ad applicare il decreto di Napoleone sul blocco. L’8 luglio 1807 fu così firmata la pace di Tilsit.
 
 

cartina e cronologia del periodo napoleonico

 



 

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