12- LA ROTTURA CON LA RUSSIA (1811-1812)
 

 

Lo zar si accorse ben presto che le affermazioni che Napoleone aveva fatto a Tilsit riguardo l’espansione dell’influenza russa in oriente e in Turchia erano solo vuote parole e che Bonaparte non aveva ancora evacuato le sue truppe dalla Prussia. Inoltre Napoleone faceva un certo gioco con i Polacchi, non abbandonando l’idea di una restaurazione della Polonia, minacciando così l’integrità delle frontiere russe. Inoltre le proteste per la mancata puntuale applicazione del blocco e le arbitrarie annessioni di interi stati irritavano Alessandro. Lo zar inserì una nuova tariffa doganale che aumentava i dazi sugli oggetti di lusso, cioè proprio su quelle merci che costituivano la parte principale dell’esportazione francese in Russia. Napoleone protestò, ma gli fu risposto che lo stato delle finanze russe imponeva misure del genere e la tariffa rimase. Divennero intanto sempre più frequenti le lagnanze del governo francese per la facilità con la quale entravano in Russia i prodotti coloniali. Napoleone cominciò a trasformare la Germania in una piazza d’armi per l’invasione e costrinse Prussia e Austria a concludere un’alleanza militare con lui.

La Prussia aderì all’alleanza perché non poteva fare altro, essa attraversava infatti tempi molto duri. Quando nel 1809 scoppiò la guerra tra Napoleone e l’Austria, in Prussia vi fu un tentativo di liberarsi dall’oppressione che venne represso, inoltre già nel 1810 Napoleone aveva il proposito di distruggere la Prussia spartendola tra impero francese, Sassonia e regno di Vestfalia, ma anche prima, a Tilsit, ci mancò poco che la Prussia non venisse cancellata dall’Europa. Quando poi Napoleone annetté alla Francia con un semplice decreto l’Olanda, Amburgo, Brema, Lubecca, i ducati di Lauenburg, Oldenburgo, Salm-Salm, Aremberg e altri, il re di Prussia capì che stava per suonare l’ultima ora del suo regno. La Prussia pagava regolarmente l’idennità di guerra, il blocco veniva puntualmente applicato, il re adulava Napoleone, ma questi non ritirava le sue truppe dalle fortezze prussiane. Il 24 febbraio 1812 firmò così l’ accordo in base al quale la Prussia si obbligava a prender parte a qualsiasi guerra Napoleone avesse condotta. Subito dopo Bonaparte si rivolse all’Austria. L’impero francese e i suoi vassalli la circondavano da ogni parte, la Russia era più debole di Napoleone, l’Inghilterra teneva ancora duro ma giungevano notizie della sua rovina, era quindi conveniente rimanere nel sistema napoleonico, dal quale si potevano ricevere ricompense. Quindi il 14 marzo fu firmato un patto franco-austriaco, col quale l’Austria si obbligava a dare a Napoleone 30000 uomini, in cambio di compensi territoriali. Queste "alleanze" servivano per distrarre una parte delle forze russe a nord e a sud della direttrice Kòvno-Vilna, Vitèbsk-Smolensko-Mosca, sulla quale doveva dirigersi la sua avanzata.

Napoleone allestì un esercito di mezzo milione di uomini e si recò in Posnania, dove la nobiltà polacca lo accolse con entusiasmo ancor maggiore che nel 1807, ora infatti potevano veramente sperare che la loro patria sarebbe stata ricostituita. Intanto l’esercito era già in marcia verso il Niemen e aspettava solo un cenno per invadere la Russia. Dalla Posnania Napoleone si recò a Vikaviskis in Lituania e il 24 giugno ordinò di iniziare il passaggio del Niemen.
 

   


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