Napoleone da Tilsit passò a Parigi. L’ordine regnava in Francia, l’amministrazione era corretta e le finanze erano in condizioni brillanti. Napoleone introdusse altre riforme nell’amministrazione finanziaria e nelle imposte e portò a termine l’ordinamento finanziario, al quale aveva dato inizio all’epoca del Consolato. Tutti i paesi in cui Napoleone dominava pagavano tributi e mantenevano a proprie spese l’esercito francese. Intanto l’imperatore cominciò a pensare a una grandiosa impresa politica senza la quale non pensava di poter attuare il blocco continentale: la conquista del la penisola iberica. Napoleone cominciò così a preparare un esercito per marciare sul Portogallo attraverso la Spagna. Egli sapeva che la dinastia spagnola e quella portoghese, anche se avevano accettato il decreto di Berlino, non avrebbero rovinato i rispettivi paesi proibendo di vendere agli Inglesi la lana merinos e vietando l’importazione dei manufatti industriali inglesi a buon mercato. Inoltre data l’estensione delle coste iberiche di fronte al dominio della flotta inglese sui mari e data l’esistenza della fortezza inglese di Gibilterra sulla stessa penisola, non era neanche da pensare una concreta organizzazione del blocco, finché Napoleone non sarebbe stato padrone della penisola.
Nell’ottobre 1807 l’esercito francese avanzò verso il Portogallo
attraverso la Spagna. Il principe di Portogallo chiese aiuto all’Inghilterra,
egli temeva Napoleone, ma non temeva meno gli Inglesi che avrebbero potuto
distruggere Lisbona dal mare come poco prima aveva fatto con Copenaghen
quando era giunta voce che la Danimarca avrebbe aderito al blocco. Junot,
a capo dell’esercito francese, entrò a Lisbona il
29 novembre 1807. Adesso era il turno della Spagna, durante l’inverno e
la primavera del 1808 nuove truppe napoleoniche continuavano ad arrivare
in Spagna attraverso i Pirenei. Murat marciò su Madrid
e il 23 marzo vi entrò. Intanto Napoleone attirò con un inganno
la famiglia reale (Borboni di Spagna) e i principi spagnoli in Francia
a Baiona, dove chiese al re di rinunciare al trono e di conferirgli il
diritto di disporre della Spagna a suo arbitrio. Così fu fatto re,
regina e principi furono mandati in esilio. Saputo ciò, il 2 maggio
la popolazione di Madrid si sollevò contro i francesi, ma Murat
soffocò la rivolta. Il 10 maggio Napoleone nominò suo fratello
Giuseppe, che era re di Napoli, re di Spagna e Murat divenne re di Napoli.
Ciò fece improvvisamente divampare in Spagna una sanguinosissima
guerra di bande contadine contro i conquistatori. Il nuovo
re, luogotenente di Napoleone, era infatti colui che, applicando il blocco,
avrebbe dovuto sfruttare la Spagna a esclusivo vantaggio della borghesia
francese. Infatti il programma di Napoleone era il seguente: la Spagna
doveva diventare un mercato monopolizzato per lo smercio dei prodotti finiti
francesi, fornire la preziosa lana merinos solo alle manifatture francesi
ed esser usata per la coltivazione di quelle qualità di cotone necessarie
all’industria tessile francese (che non poteva acquistare dagli inglesi).
Ciò avrebbe quindi significato la quasi completa rovina di tutti
gli artigiani, nonché dell’intera classe contadina legata alla produzione
dei pannilana, inoltre l’intera nobiltà (feudale) terriera, vincolata
all’Inghilterra e legata all’economia coloniale delle piantagioni sarebbe
caduta in rovina poché l’Inghilterra dichiarava guerra ad ogni stato
che entrava nell'orbita politica di Napoleone e gli toglieva tutte le colonie
oltremare, si toglieva quindi alla Spagna la possibilità di comunicare
coi suoi ricchissimi possedimenti americani. Tutto ciò era la base
economica da cui sorse (in Spagna) il movimento di liberazione nazionale
contro il conquistatore.

Intanto l’Austria, che temeva che le venisse imposto il Codice napoleonico e venisse così distrutto il regime feudale, cominciò ad armarsi perché credeva giunto il momento opportuno per una guerra, in quanto Napoleone aveva da combattere su due fronti. Per trattenere l’Austria dal fare questa guerra occorreva farle intendere che le Russia avrebbe attaccato da oriente, ma lo zar non voleva assumersi questo impegno e decise di non intervenire, anche se l’alleanza con Napoleone rimase formalmente in vigore. Gli Inglesi intanto erano sbarcati e avevano tolto Lisbona ai Francesi e ormai solo la Spagna settentrionale fino all’Ebro era in mano ai Francesi. Il 10 novembre Napoleone sconfisse gli Spagnoli a Burgos e il 4 dicembre occupò Madrid, Saragozza fu assediata e resistette alcuni mesi. Ma, il 24 gennaio 1809 quando i Francesi entrarono in quest’ultima città, accadde un fatto mai accaduto durante un assedio: ogni casa si trasformò in una fortezza e bisognava conquistarle ad una ad una; ci fu una spaventosa carneficina. Intanto nascevano sull’esempio spagnolo altri movimenti patriottici, che però non osavano ancora agire apertamente, ad esempio in Germania. La borghesia, pur rallegrandosi della distruzione del feudalesimo, considerava troppo gravoso il giogo politico e finanziario francese, mal sopportava le coscrizioni per la Grande armata e cercava nuove vie per liberarsi dalla morsa economica in cui la politica di Napoleone la stringeva. Questi erano i primi movimenti di liberazione nazionale che culminarono nel 1813 nel grandioso incendio che divampò in tutti i paesi soggetti al giogo napoleonico.
Nel gennaio 1809 Napoleone affidò la Spagna ai suoi marescialli
e si preparò per la guerra contro l’Austria. Il 14 aprile 1809 gli
austriaci invasero la Baviera, dove si ebbe il primo scontro e gli Austriaci
furono respinti (battaglia di Abensberg). Il 22 aprile si ebbe una seconda
battaglia presso Eckühl con una nuova vittoria di Napoleone;
i nemici furono respinti con gravi perdite, Napoleone li inseguì
e il 3 maggio a Ebersberg li sconfisse e respinse di nuovo. Il 13
maggio il borgomastro di Vienna consegnò all’imperatore le
chiavi della città. Gli Austriaci, per salvarsi, passarono sulla
riva sinistra del Danubio bruciando i ponti, Napoleone gettò allora
due ponti galleggianti, uno fino all’isola, situata in mezzo al fiume,
e l’altro dall’isola alla riva sinistra del fiume. Si ebbe una lotta furibonda
presso Essling, ma mentre si combatteva il primo ponte sprofondò
e l’esercito francese, privo di munizioni, fu costretto a ritirarsi sull’isola.
Questa sconfitta ispirò nuova energia e in Germania e nel Tirolo
cominciarono delle guerre di bande contro i Francesi, mentre il papa predicava
che la battaglia di Essling era un castigo divino; Napoleone arrestò
il papa, e dichiarò i suoi possedimenti annessi alla Francia. Il
5 luglio attraversò il Danubio e si ebbe la battaglia decisiva,
dove l’intero esercito austriaco fu definitivamente sbaragliato; l’11 luglio
Francesco chiese l’armistizio e Napoleone vi acconsentì. Il 14 ottobre
1809 fu firmata la pace di Schönbrunn, che obbligava l’Austria
a cedere la Carinzia, la Carniola, l’Istria, Trieste il retroterra, vastissime
estensioni territoriali a ovest e a nord-ovest nel Trentino e nel Tirolo,
parte della Galizia e un contributo di guerra, Napoleone proibiva inoltre
all’Austria di avere un esercito con più di 150000 uomini. Tramontarono
così sia in Austria che in Germania le speranze sorte dopo Essling.
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