Sia la storiografia borghese che quella contemporanea definiscono Napoleone il "compitore" della rivoluzione. Le cose però stanno diversamente, Napoleone trasse dalla rivoluzione tutto quanto essa fece per il "libero" sviluppo dell’attività economica della borghesia francese, ma domò la tempesta rivoluzionaria. Egli non fu soltanto -anzi egli non fu tanto- il "compitore" quanto il liquidatore della rivoluzione. La rivoluzione borghese di Francia poteva raggiungere il suo scopo storico fondamentale, cioè il rovesciamento del regime feudale e l’edificazione di quello borghese, anche con la costituzione di una repubblica democratica, il fatto che la rivoluzione si sia conclusa con la vittoria di Napoleone significava quindi che la grande borghesia aveva vinto il proletariato e le forze plebee che tra il 1789 e il 1794 avevano avuto una funzione rivoluzionaria così grande. Il Napoleone oppressore di operai, fucilatore di giacobini, sovrano autocratico, colui che trasformò le repubbliche che circondavano la Francia in regni, distribuendoli ai suoi fratelli, cognati e marescialli, ciò non si concilia con l’accettazione incondizionata di "compitore" della rivoluzione.
Sulla base creata dalla rivoluzione, coi materiali raccolti dalla rivoluzione egli creò una struttura salda per il dominio della borghesia francese. Egli creò la macchina statale e le leggi civili, penali e commerciali con le quali la Francia borghese vive ancor oggi; tuttavia la sua legislazione costituì molto spesso un passo indietro in confronto a ciò che era stato lasciato in eredità dalla rivoluzione. Nel campo della politica estera le tendenze imperialistiche, dettate dagli interessi della borghesia francese, sospinsero Napoleone contro l’Europa e il suo imputridito mondo feudale, che non poté resistere ai suoi primi attacchi. La rivoluzione creò, anche in campo militare, quei mezzi dei quali Napoleone si avvalse in modo geniale. Non lui ma la rivoluzione rese possibili e inevitabili i movimenti di massa, la grandiosità degli eserciti, la consapevolezza dei soldati e i nuovi principi del reclutamento; ma fu precisamente lui e non altri a dimostrare come si poteva approfittare di tutto questo e cosa si poteva raggiungere. Nel campo militare egli si dimostrò un genio incomparabile. Le sconfitte del 1814-15 furono dovute soprattutto all’enorme superiorità di forze della coalizione europea e all’ "impossibilità per una sola nazione, esaurita da un quarto di secolo di guerre, di resistere all’attacco del mondo intero sceso in armi contro di essa". Tuttavia anche in queste guerre si vide il suo valore, infatti, nonostante fosse molto più debole dell’avversario, seppe mostrarsi più forte vincendo non poche battaglie. Ciononostante Napoleone stesso parlando di Waterloo disse che aveva perso la fiducia in sé a causa dei suoi errori, soprattutto dei suoi errori politici. Gli inattuabili grandiosi compiti politici di conquista del mondo lo avevano indotto infatti ad allontanarsi perniciosamente dai suoi stessi criteri strategici.
Se in Francia, nella lotta contro la minaccia di una restarazione dell’antico regime, Napoleone fu senza dubbio il rappresentante della nuova era industriale, tanto più é incontestabile la sua funzione rivoluzionaria di distruttore dei fondamenti dell’Europa feudale. Gli elementi rivoluzionari della democrazia europea appartenenti alle successive generazioni non cessarono di rimpiangere che quest’ultimo aspetto della sua attività non si fosse potuto sviluppare sufficientemente ovunque. Anche Marx e Engels ad esempio dissero:"se Napoleone fosse rimasto vincitore in Germania (...) la legislazione e l’amministrazione finanziaria francese avrebbero costituito una solida base per l’unità tedesca e ci avrebbero liberati da 33 anni di vergogna e dalla tirannia della Dieta di Francoforte. Con 2 o 3 decreti napoleonici sarebbe stata completamente distrutta tutta la porcheria medioevale delle corvée e delle decime, tutte le esenzioni e i privilegi, tutta l’economia feudale e il patriarcato che pesano ancora su di noi, in tutti gli angoli della nostra patria" e ancora: "Napoleone era in Germania il rappresentante della rivoluzione, il propagandista dei suoi principi, il distruttore dell’antica società feudale". "Il regime del terrore che aveva compiuto in Francia l’opera sua, Napoleone lo applicava negli altri paesi sottoforma di guerra e questo "regime del terrore" era in Germania estremamente indispensabile".
Lo sfacelo di tutte le monarchie continentali provocato da Napoleone, fu il risultato di una lotta titanica, che in ultima analisi esaurì le sue forze, perché a fianco dell’Europa -economicamente più arretrata della Francia napoleonica- si trovava l’Inghilterra, economicamente più progredita della Francia e strategicamante inaccessibile, dato il dominio della flotta inglese sul mare. Napoleone si avvide subito che questo nemico era il più terribile e volle vincerlo in Egitto e in Siria e si preparava a vincerlo a Londra, col campo di Boulogne. Quando né il primo né il secondo tentativo riuscirono, egli volle spezzare l’economia con la politica, volle scacciare da tutto il continente europeo le merci inglesi non con l’abbondanza, la qualità e il buon prezzo delle merci francesi, ciò che era impossibile, ma con i fucili, i soldati e i doganieri. Per rovinare l’Inghilterra non bastava però distruggere la sua industria, ma andava attaccato anche il commercio, la navigazione mercantile e ridurre a zero l’importanza delle colonie britanniche. Napoleone si accinse a questo vietando l’importazione dei prodotti coloniali. Ma il compimento del blocco richiedeva la sottomissione dell’intera Europa e della Russia, richiedeva cioè la monarchia mondiale, verso la quale egli si avviò già dopo Austerlitz e soprattutto dopo Tilsit. Ma su questa strada egli non poteva che perdersi e si perse. Ciò che stupisce maggiormente non é il fatto che egli sia caduto, ma che egli abbia potuto procrastinare così a lungo la sua rovina e che abbia colpito così duramente i suoi nemici mentre già stava perdendo le forze. Tuttavia lo stesso Napoleone fece molto per agevolare la lotta e la vittoria dell’Europa feudale contro di lui. Quanto più il generale rivoluzionario veniva offuscato dall’imperatore francese e quanto più l’imperatore francese veniva offuscato dal monarca universale, tanto più Napoleone diventava indeciso nell’opera di liberazione dei popoli dalle pastoie feudali, tanto più diventava persistente il suo sforzo di assoggettare popoli e governi al suo arbitrio individuale; e naturalmente con tanto maggior decisione l’Europa si sollevò appena poté contro l’oppressore universale.
Nel 1813-14 non era solo la classe feudale che vedeva la propria salvezza nella liberazione da Napoleone. Anche la borghesia dei paesi che egli aveva assoggettati era ansiosa di sbarazzarsi delle pastoie impostegli da Napoleone che le impedivano di svilupparsi. La sua politica economica nei paesi sottomessi non poteva aver diverso risultato, ma fino alla fine egli non volle capirlo. Il bronzeo imperatore coronato d’alloro, con lo scettro in una mano e nell’altra il globo, che sta nel centro di Parigi sulla sommità della colonna Vendôme, sembra ricordare fino a qual punto egli si aggrappò alla folle idea di tener in pugno l’Europa e se possibile anche l’Asia, e di tenerla così fermamente come nel monumento egli stringe la sfera simbolica del globo, emblema della monarchia universale.
L’impero mondiale crollò. Durevoli sono state solo quelle opere
napoleoniche che erano condizionate e preparate ancor prima del suo avvento
al trono da profonde cause economico-sociali.
Gros,
Napoleone al ponte d'Arcole
Ingres, Napoleone Bonaparte primo console
Ingres,Napoleone in trono, 1806, Parigi,
1796, Parigi, Louvre
1804, Liegi, Musée des Beaux Arts
Musée de l'Armée
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