Sviluppo urbano e impatto ambientale
 
 

Le prime tracce di uomini, o meglio di cacciatori, che hanno percorso le Alpi, risalgono al periodo precedente l’ultima glaciazione, più di 100.000 anni fa.
Solo a partire dal periodo romanico l’uomo si insediò nelle Alpi durante tutto l’anno, sviluppando un sistema di agricoltura di montagna.
Nel XII–XVI sec. avvennero profondi cambiamenti che marcano ancora oggi le Alpi svizzere.
Dal Vallese superiore, gli Alemanni di lingua tedesca, i Walser, estendo-no i loro originario territorio di insediamento, fino alle regioni più isolate delle Alpi. Queste popolazioni alpine restarono fedeli alla loro economia autarchica (capacità di produrre da sé tutto ciò di cui si abbisogna) estra-niandosi sempre più dallo sviluppo europeo fino al 1800, quando i nobili e i ricchi borghesi giunsero nelle regioni alpine per scoprire la vita di queste popolazioni.
Questo primo turismo “ancestrale” unito ad un miglioramento agricolo ed a una specializzazione agricola, legata alla campicoltura e all’alleva-mento, portarono ad un cambiamento in positivo dell’economia alpestre.
Attorno al 1850 i viaggiatori stranieri, soprattutto inglesi, giungevano nelle Alpi per praticare l’alpinismo e conquistare le montagne.
Dopo questo primo benessere, verso il 1870, si ritornò ad un’agricoltura autarchica che costrinse molte famiglie ad emigrare.
In relazione a questa breve panoramica storica si può inserire lo sviluppo demografico: al tempo dei Walser gli insediamenti erano piccoli villaggi sparsi sia sui pendii sia nel fondovalle. In questi piccoli e sparsi insedia-menti ci si organizzava secondo il modello stalla-casa-fienile, tra i villag-gi non ne emerge uno principale.
Alla fine del XIX sec., con l’arrivo degli inglesi e dei russi e con la na-scita delle case di cura vi fu un accentramento lungo la strada principale.
L’attuale Davos è costituita dall’unione delle cinque principali frazioni: Davos Platz, Davos Dorf, Frauenkirch e Glaris Monstein. Questi sono i principali antichi villaggi. Anche per questa unione Davos è definita co-me Landschaft (regione) e non come Stadt.
Non solo la demografia ha avuto uno sviluppo, ma anche il turismo è cambiato: partendo da un turismo inglese legato all’alpinismo e passando attraverso un turismo legato alle case di cura per la tubercolosi si arriva all’odierno turismo di massa (a partire dal 1950) con i relativi problemi ambientali.
Infatti Davos, nel periodo estivo, conta 13.000 abitanti, ma nel periodo invernale giungono 40.000 turisti. Questo comporta numerosi problemi, infatti, tenendo presente che una famiglia di quattro persone in vacanza per due settimane consuma dieci volte l’energia che avrebbe consumato normalmente, il problema energetico appare evidente. Anche il prolifera-re delle centrali elettriche comporta comunque danni ambientali per la creazione di laghetti artificiali e deviazioni di corsi d’acqua che compor-tano l’aridità di zone naturalmente umide. La domanda di energia conti-nua ad aumentare, ma entro il 2000 si vuole stabilizzarne il consumo, se quello di energia fossile sia quella di energia elettrica.  Fondamentale è l’incremento di energia pulita, ad esempio l’utilizzo di pannelli solari e di collettori solari per riscaldare l’acqua . Nell’ambiente alpino, grazie al-l’assenza di nebbia, l’energia solare è un’ottima soluzione.
Oltre al problema energetico si aggiunge l’incremento dell’inquinamento atmosferico dato dall’incremento dei gas di scarico e dai riscaldamenti.
Altre forme di inquinamento dovuto alla massa dei turisti sono la rovina dell’ambiente alpino, con la modifica del paesaggio per costruire nuove piste da sci, anche in luoghi ecologicamente particolarmente delicati. Si disbosca, si spiana, si riempie, si metteno in funzione impianti per l’innevamento artificiale, diverse di queste azioni portano all’incremento delle valanghe e delle alluvioni , causando l’estinzione dell’habitat di molte specie di animali alpini. Da ultimo non sussistono solo i problemi tecnici legati all’inquinamento atmosferico o all’energia elettrica, infatti si va creando una vera e propria classe di turisti hooligans, che non ri-spettano l’ambiente, sciando fuori pista nonostante gli appelli, causando la morte della selvaggina, che per la scarsa quantità di cibo tenta di stare il più fermo possibile per non consumare energia ed è invece costretta a fuggire consumando energia vitale in inverno. Inoltre gli spigoli taglienti degli sci tagliano i rami che sporgono dalla neve, rendendoli preda di malattie e parassiti.
Anche il sorgere di nuovi sports di massa comporta problemi: ad esempio un campo da golf ha bisogno spazi enormi sottraendoli incivilmente al paesaggio naturale e alle aziende agricole.
A Davos più che un profitto, il turismo potrebbe diventare la principale fonte di inquinamento con i suoi 40.000 turisti invernali, e da cittadina principe della salute può diventare una delle cittadine alpine più inquina-te.

A  cura di Elena Fieni e Maura Robertazzi -3A-
 

Alle origini il villaggio di Davos ... (inizio '800)

 
 

Inizia il turismo inglese... (seconda metà del 1800)

 
 

Davos diventa una stazione turistica affermata (prima metà del 1900)

 
 

Davos oggi...